TACENO: TRA UNIONE DEI COMUNI E UNA FUSIONE ”IN STAND-BY ”



Una materia ostica in cui abbondano codici e normative, una faccenda che verrebbe da definire cavillosa se non fosse che, in realtà, la posta in palio è alta e culminerebbe in una ‘storica’ fusione tra i Comuni di Cortenova, Parlasco e Taceno. Una piccola rivoluzione copernicana in terra valsassinese dove si concretizzerebbe la prova che la logica del campanile e l’isolazionismo dei Comuni è roba ormai superata. Un percorso coraggioso, difficile e che sicuramente non trova tutti d’accordo, ma che potrebbe fare da "apripista", cui si guarda con interesse – e non solo dalla Valle.

Tratti di strada sono già stati percorsi ma la fusione è ad oggi ancora in cantiere perché, riportando una delibera di giunta del Comune di Taceno sul tema, "allo stato attuale l’iter non è ancora stato avviato a causa del fatto che siamo davanti ad una normativa, in continua evoluzione che non facilita e non favorisce una riorganizzazione stabile e duratura dei servizi comunali oltre che ad un ridisegno istituzionale che coinvolge tutta la Pubblica amministrazione sul piano tecnico-amministrativo". La Burocrazia appunto..

In particolare tra i vincoli alla fusione l’aspetto demografico: è infatti previsto che i nuovi comuni, se appartenenti a Comunità Montana, debbano contare 3000 abitanti per non dover consorziare i servizi, oppure essere pari al quadruplo del numero degli abitanti del comune demograficamente più piccolo tra gli associati . Cortenova conta 1301 unità,  Parlasco 135 e Taceno 546. Non bastano, con questa demografia si raggiunge quota 1982 e sarebbe comunque necessaria la gestione associata dei servizi con altri enti. Parallele a questo filone politico-amministrativo della fusione quindi anche le nuove indicazioni del legislatore, tra cui la previsione che entro il 1° gennaio 2014 i piccoli Comuni debbano esercitare congiuntamente tutte le funzioni.

Un doppio binario  con fusione da un lato e (obbligata) gestione associata dei servizi dall’altro. Cortenova e Parlasco appartengono già all’Unione Centro Valsassina e Grigna Settentrionale, Taceno invece non ancora e nella scorsa giunta la squadra del sindaco Marisa Fondra ha manifestato interesse ad entrarvi. Affinché Taceno possa sedersi ai tavoli dell’Unione sono necessari alcuni adempimenti tra cui un nuovo statuto per l’Unione stessa e la sua ratifica nei consigli dei Comuni aderenti, nulla di insormontabile. Al termine di questi passaggi Taceno potrà così ottemperare alle indicazioni regionali in merito alla gestione associata dei servizi, mediante l’Unione.

E la fusione? Il vero problema è che, nonostante le più volte espresse manifestazioni di intenti, non si è ancora riusciti ad insinuarsi nei vincoli normativi ed al momento il progetto è ai box. La scelta di Taceno di entrare nell’Unione non confligge con il Comune unico che gli amministratori auspicano venga a crearsi, ma il tempo passa e le carte in tavola non cambiano.
 




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