EDITORIALE/L’EFFICIENZA E L’INDAGINE SU UNA CHIESETTA AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO



Una levata di scudi, la Valsassina si ribella. Si ribella per quell’abuso in atti d’ufficio e abuso edilizio a proposito dei lavori (gratuiti) per sistemare l’accesso al santuario dei Piani di Bobbio, in sostanza un gradino, certo lungo come può esserlo il fronte di un luogo di preghiera.

Una azione spropositata di fronte a ben altri abusi edilizi italiani, violentatori di coste, parchi, siti di archeologico inestimabile valore. Un gradino che rende meno pericoloso l’accesso di una chiesa trattato come deturpamento dell’ambiente.

L’abnorme forse sta nella tempistica nelle procedure burocratiche e nel provvedere ai lavori è anche troppo celere. Più svelti degli svizzeri. Vuoi mettere i cantieri che non finiscono mai, consegnati in ritardo o mai collaudati? Vuoi mettere gli appalti al ribasso che poi triplicano i costi a carico dello Stato?

Qui era tutto gratis, un lavoro a favore della comunità (certamente la parte religiosa e cattolica) pagato da un privato. Con gravissime conseguenze future: meno infortunati, meno spese sanitarie per il loro recupero, meno elicotteri del 118 a migliaia di euro a intervento, niente ambulanze, niente pronto soccorso impegnato, né spese per lastre e via dicendo. Insomma minori spese previste per lo Stato. Insomma poco all’italiana. E quindi colpito per troppa efficienza.

Beninteso, chi ha avviato l’indagine per lo scalino ai piani di Bobbio fa il proprio dovere e le leggi sono leggi. Sempre e comunque. Ma a volte le norme vanno interpretate, pensate, ragionate.

Con buona pace di chi pensa che un giornale non possa esprimere opinioni, non ci tiriamo indietro; noi pensiamo che un quotidiano, specie se locale, possa e a volte debba proprio interpretare il sentire comune, e metterlo nella giusta evidenza. Così, ci capita di scrivere che la gente, tanta gente valsassinese, in questi giorni è poco serena (usiamo un eufemismo forte) a proposito di quanto avviene intorno a quello scavo a Bobbio. E pensa, nonché riferisce – anche a VN – che i soldi pubblici, di tutti noi, spesi in questa vicenda paradossale siano comunque troppi. Sparametrati rispetto al peso della vicenda stessa.

La ditta regala al prete un lavoro, oltretutto utile? E lo Stato si inserisce mettendo in gioco forestali di primo e secondo livello, fuoristrada che salgono in quota, sequestro e interrogatori, carta e cartacce che accumulano carte nella già intasata scrivania del povero magistrato di turno (il quale non a caso delega alla Forestale stessa il peso dell’indagine ovvero delle stringenti domande a sindaco e parroco). E giù ore di lavoro – di tanta gente spesata dai soliti noti contribuenti-, giù carburante, perfino la banda biancorossa per delimitare il perimetro del “grave” abuso alla chiesetta fa discutere perché anche quella – probabilmente – lo paghiamo noi.

Tutto perché? Per uno scavo di pochi metri, gratuito, a fin di bene. Stop. Il buon senso arriva fin qui. Poi scatta ciò che fa sorridere amaramente. O peggio, poiché il valsassinese medio in questi giorni si appassiona ad uno sport ormai forse inevitabile: il tiro alla spia. Sarà stato questo o quello a segnalare il famoso “abuso” alla Forestale? Allora, fosse vero, dai connotati farseschi assumerebbe toni un po’ più noir, cinici, carogneschi. Ci entrerebbe la cattiveria, sentimento che fa da contraltare allo spirito positivo che animava invece i protagonisti ignari di cotanta storia.
La cattiveria… Gratuita? Difficile. Quasi tutte le azioni cattive hanno una loro motivazione, spesso sbagliata ma ben presente. Un torto? Una gelosia? La spia ce l’aveva con uno, due o tutti e tre gli attori che han parte nella
commedia di Bobbio? O con chi altro ancora?

Facciamo finta che il punto non sia quello. Si ritorna all’elemento più “pop”: alla rabbia popolare. Che monta. Contro l’indagine ad alta quota. Sarà che l’aria di montagna è frizzante e buona.

Qua invece la freschezza è rimasta altrove e il tanfo che si sprigiona da quelle pietre – adesso a nudo e circondate dalla fettuccia bianca e rossa – è un po’ distante dal sentore odoroso e sereno di un terreno davanti a una chiesa, tra le nostre belle cime, dove tra poco la neve coprirà tutto. Anche il puzzo di disgusto che emana questo episodio.

VN

 

 

 

 

 




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