IL DOMENICALE DI R.B./CORIANDOLI, STELLE FILANTI E BUCHI NERI



Gli ingranaggi umani girano e girano
mentre l’orologio tiene il tempo.
Gli ingranaggi umani girano e girano
che qualcuno aiuti la luce a raggiungere il mio viso.

(Human Wheels – John Mellencamp – 1993)

 

L’altro giorno mi chiama il nostro direttore. “Hai già pensato al domenicale? Non mi sembra ci siano notizie da sfruttare”.

Il primo pensiero è stato “mi vuole licenziare” per cui il messaggio reale era “anche se non scrivi niente va bene lo stesso”; poi gli ho detto di non preoccuparsi, perché il tempo è da sempre galantuomo: così il presunto licenziamento in pectore per il momento è rientrato ed eccoci qui.

E, come ampiamente previsto, è stato proprio il tempo, ma va là?, a mettere una pezza su un inverno senza colore, con i noccioli che hanno sparso il loro veleno per allergici in quantità industriale prima del solito e gli sciatori costretti a zigzagare su piste artificiali.

PIOVERNAOra tutti sono più contenti. Gli allergici perché la concentrazione pollinica è diminuita, gli sciatori perché non rischiano di finire a rotoli sui pascoli tra le primule, gli altri abitanti del pianeta Valsassina perché la neve non ha rotto le balle a bassa quota e la Pioverna ha ripreso ad essere, sia pure con la dovuta “moderazione”, un corso d’acqua e non un arido geroon.

Bobbio e Artavaggio in festa, Betulle aperte e persino a Giumello, cattedrale del sole, lo skilift fa su e giù. L’inverno, insomma, come un grande attore da Oscar, è finalmente apparso sulla scena proprio nei giorni dei coriandoli e delle stelle filanti: bene, bravo, bis a lui e al Regista.

Quindi, tornando alla minaccia sia pure velata di licenziamento, caro direttore, vedi che è bastata un po’ di neve per scompigliare i pensieri di chi già preannunciava sventure? Mi vien da dire che siamo niente di fronte al tutto, una briciola che osserva oggi miracoli avvenuti un miliardo e mezzo di anni fa. Ed abbiamo, di nuovo e per sempre, la conferma: il tempo è Galantuomo. Amen.

martina galperti 104 anniSempre a proposito di tempo, poi il direttore (che ha un cuore grande e vuole aiutarmi) manda in onda una notizia che vale oro e mi fornisce un assist alla Beccalossi: i 104 anni della Signora Martina di Prato San Pietro.

Significa che “l’è dol dodes”, 1912, cent’anni prima della scadenza della profezia dei Maya; due anni prima dell’inizio della Grande Guerra; cinquant’anni prima che gli americani mandassero un loro connazionale nello spazio; settant’anni prima del gol di Tardelli alla Germania; ottant’anni prima dell’uscita di Lucky Town e Human Touch, decimo e undicesimo disco di Bruce Springsteen.

E in mezzo una vita che, magari non al ritmo del rock’n’roll, continua. Auguri!

Tornando ai coriandoli e alle stelle filanti,  mentre scrivo queste righe è ancora l’ultimo giorno di Carnevale, ma quando le leggerete sarà iniziato per noi che facciamo parte del gregge di Sant’Ambrogio un altro “tempo” su cui penso vi intratterrà con cognizione di causa Don Graziano.

L’oggi, però, è ancora il cosiddetto “sabato grasso”.

 A dire il vero avrei voluto iniziare questo domenicale spiegandovi le ragioni per cui il carnevale è una festa che non mi piace da quando, mezzo secolo fa, vestito da zorro (o da cowboy, non ricordo, ma tanto entrambi andavano a cavallo) venni cacciato fuori da una casa dove, evidentemente, le maschere non erano apprezzate; e, allo stesso tempo, dirvi che al carnevale non mi sono sottratto quando, tanto per fare un esempio, avevo il compito di entrare nei negozi e dar fuori di matto fino a quando i miei soci, vestiti da infermieri con tanto di barella, entravano, si scusavano con i proprietari e mi portavano via.

Tutte cose che ho pensato non vi potessero interessare.

Per cui mi sono guardato attorno, così come faccio quando mi trovo da solo sulla Ventala a pensare alla mia (e nostra) Valle là sotto mentre l’aria che eternamente spira in quel luogo per me sacro e inviolabile mi sfiora e porta i pensieri lontano.

namelessCosì ho viaggiato un po’ nel tempo e visto altri carnevali, intesi nel senso buono del divertimento: la Sagra, il Nameless, il Country, l’Antico, il Giir di Mont, le feste di paesi e frazioni, le corse su è giù per le montagne e, per nostra fortuna, molto altro ancora.

Anche in queste occasioni, come sta avvenendo oggi in tante vie e piazze, la gente sorride, dimentica quel che vuole dimenticare, sta assieme, si diverte nonostante non capisca un tubo di onde gravitazionali generate un miliardo e mezzo di anni fa in una galassia lontana lontana.

Ma dalla Ventala si vede bene e distintamente anche l’altra faccia della medaglia, quella che scatta a mezzanotte e consuma in fretta i colori riportandoli al grigio che spesso avvolge questo nostro viaggio quotidiano sul Pianeta Azzurro.

betulle cervi forestalePerciò, sempre per fare qualche esempio e scusandomi se non ne cito altri, il tempo di quaresima l’ho ritrovato nelle storie del parco faunistico delle Betulle e delle varie prese d’acqua già presenti o previste sui nostri torrenti.

Ma se è stato complicatissimo (e forse c’è voluto anche un po’ di fortuna, per non dire altro) riuscire ad osservare i due buchi neri mentre diventavano uno solo, è forse più difficile, in questi casi, distinguere dove finisce il carnevale e iniziano i buchi.

Sul colore dei quali lascio a voi la scelta.

Buona domenica.

 




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