VALSASSINA E CICLISMO. UNA CADUTA DA CUI È NECESSARIO RISOLLEVARSI



VALSASSINA – Oltre mille ciclisti, un percorso indiscutibilmente da favola, una finalità nobile, e una organizzazione/gestione che a più livelli ha lasciato alquanto a desiderare. Quattro constatazioni innegabili, l’ultima delle quali è bastata per prendere il sopravvento e frantumare le altre.

È infatti nato male e non è proseguito meglio il rapporto tra la Granfondo Don Guanella e la Valsassina.

Dapprima con ordinanze di chiusure delle strade al limite dell’assurdo, su tutte quella ballabiese che indicava il blocco della circolazione dalle 9 alle 13, provvedimenti che hanno creato non poco disappunto sia tra gli stessi amministratori – vedi l’ira più che comprensibile di Moggio – sia tra commercianti e turisti. Hanno poi tardato ad arrivare le comunicazioni dall’alto: solo venerdì pomeriggio la Prefettura si è pronunciata ufficialmente sulle modalità dei limiti alla viabilità (non più di 30 minuti, come solito in questi casi). Tempi normali in situazioni normali, ma visto il contesto tutt’altro che tranquillo sarebbe forse stato necessario accelerare.

E infine domenica mattina, durante l’attesa e il passaggio dei ciclisti, tanta confusione anche tra chi avrebbe dovuto gestire la situazione. Senza soffermarci su entrambe le Lecco-Ballabio bloccate per ore, basti il caso del via libera dato alle auto e ai bus fermi ormai da 80 minuti sotto viale Adamello, nel capoluogo, ritirato dieci minuti dopo. Lasciando così che sulle curve di Malavedo e Laorca scorressero sia i ciclisti, in discesa, sia i veicoli, in salita, entrambi sicuri di non doversi più incrociare.

Tra i risultati intere giornate di scontro tra fazioni, clima teso non solo sui social – valvola di sfogo dell’era 2.0 – ma pure domenica sul percorso dove lo staff è in più occasioni apparso teso e gli automobilisti spazientiti.

Eppure queste strade non sono nuove a grosse carovane: negli ultimi anni sono passati il Giro d’Italia e Il Lombardia, senza che però sorgessero così tanti problemi. Allora tocca riconoscere che qualcosa non ha funzionato nei delicati ingranaggi di una imponente manifestazione come quella di ieri.

Capire cosa, e rimediarvi alla svelta, è la chiave per non vedere la Valsassina depennata da ogni grande evento ciclistico. Sempre che non sia questa la volontà; nel qual caso l’obiettivo è pressoché raggiunto.

 

 

 




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