DIARIO IN ‘QUARANTENA’/LE UOVA AL CANCELLO, DUE CHIACCHIERE COI VICINI



Tina e Giovanni sono i miei vicini di casa. Sono due dolci nonnetti, fratello e sorella. L’altra mattina Tina era sul balcone che stendeva i panni appena puliti. Giovanni e il suo cane erano in giro nel giardino alla ricerca di qualcosa da fare, c’era anche il gatto che li accompagnava nel suo lento giretto tra i meli e i peri che iniziano a germogliare.

Anch’io sono nel cortile con la ramazza in mano, saluto i vicini come si fa ai tempi del Coronavirus, da lontano e urlando da un cortile all’altro. Chiedo ai vicini se hanno bisogno di qualcosa, mi rispondono che sono a posto, si parla del tempo, del freddo e di come non si vede nessuno in giro.

Si avvicina Giovanni e appende un sacchetto al cancello di casa sua, “questo è per lei” mi dice, lo ringrazio e appena si allontana raccolgo il dono. Sono delle uova, uova fresche appena raccolte dal pollaio che si trova in fondo al cortile. Giovanni, il gatto e il suo cane sono già spariti. Li vedo nel capanno vicino al garage, lui col coltellino in mano sistema degli spaghi, il cane si diverte ad abbaiare delle cornacchie che si sono posate sul ramo di un albero e il gatto fa le pulizie mattiniere.

Anche la Tina si avvicina al cancello, mi chiede se ho preso le uova e si lascia andare in una chiacchierata da altri tempi. Ricorda i tempi della guerra quando erano costretti a stare a casa, quando mancava tutto, quando la gente andava al fronte e non si avevano loro notizie per tanto tempo e quando qualche notizia arrivava solitamente non era buona.

“Siamo sopravvissuti anche alla guerra, sopravviveremo anche a questa epidemia” afferma l’anziana guardando il vuoto, ripescando ricordi nella sua memoria, con un fazzoletto asciuga le lacrime, “sono le cataratte” mi dice, ma non le credo, quelle sono lacrime vere, lacrime da nonna che sa cosa vuol dire soffrire. Lacrime di speranza, perché dopo il male sempre c’è il bene. Tina si gira e il cane le viene incontro, lo accarezza, anche il gatto finisce tra i piedi della nonna, “vado a fare i mestieri, la saluto” mi dice.

Tutto torna nella normalità, una normalità che non è normale in un mondo che non è più quello di prima ma come dice la Tina, “tornerà ad esserlo”.

Fer

 




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