DON WILLIAM ABBRUZZESE FESTEGGIA 20 ANNI DI SACERDOZIO IN VAL BIANDINO

INTROBIO/VAL BIANDINO – Una ricorrenza speciale per don William Abbruzzese, parroco di Introbio e prevosto di Primaluna, che nella giornata del 5 agosto ha celebrato il 20° anniversario della sua ordinazione sacerdotale nel contesto della tradizionale messa presso il Santuario della Madonna della Neve, nel cuore della Val Biandino. Per la prima volta il sacerdote ha presieduto la celebrazione in questa data, dopo l’ingresso nella Comunità Pastorale della zona. Insieme a lui hanno partecipato alla liturgia fratel Alberto (da Villa Serena) e padre Alessandro, presente temporaneamente a Biandino, che ha assistito nella distribuzione dell’Eucaristia. Al termine della giornata, il rientro dalla processione alla Ca’ del Dolfo è stata guidata dal prevosto di Lecco, Mons. Bortolo Uberti.

Don William ha invece atteso la processione all’ingresso di Introbio, lasciando il resto della celebrazione ad altri sacerdoti per motivi legati alla sua salute e al percorso di recupero.

Nella sua omelia, don William ha offerto una riflessione intensa e personale, partendo da un’immagine centrale: quella del coraggio di Maria e del suo “sì”. “Se Maria avesse saputo tutto fin dall’inizio – ha detto – forse avrebbe esitato. Eppure ha detto sì con fede, senza sapere cosa l’aspettava. Ha affrontato ogni cosa, anche la più dolorosa: vedere suo figlio morire. Ma non si è tirata indietro. Ha continuato a credere e ad amare”. Poi il messaggio si è fatto ancora più diretto, rivolto ai giovani presenti: “Ragazzi, ci sono tante persone che vi propongono esperienze belle, vi offrono promesse. Ma solo una proposta conta davvero: amare senza misura. Anche quando le cose si fanno difficili. Amate quando gli amici vi deludono, quando vi sentite soli, quando dovete affrontare scelte importanti. Amate anche quando vi sembra che nessuno lo stia facendo con voi. Questo è ciò che fa davvero la differenza nella vita”.

Ha poi parlato del bisogno di cercare la verità, in un tempo in cui spesso tutto sembra relativo o confuso: “La verità non è un’idea o un’opinione da difendere a tutti i costi. La verità è una relazione, una presenza concreta nella nostra vita. Non abbiate paura di cercarla. E per farlo, a volte serve anche saper abbassare lo sguardo, inginocchiarsi, non per sottomettersi, ma per ritrovare umiltà e autenticità”.

Don William ha offerto una metafora efficace per parlare della fatica del cammino: “Nella vita, tutti cerchiamo la strada giusta. Ma se restiamo fermi a osservare la montagna, senza mai iniziare a salire, non arriveremo mai da nessuna parte. Anche un sentiero sbagliato, se lo percorriamo con sincerità, può riportarci alla meta. Perché le vette si raggiungono solo camminando, anche inciampando, anche sbagliando”.

Ha esortato i giovani a non vivere da spettatori, ma a mettersi in gioco: “Tanti criticano la Chiesa, la società, le istituzioni. Ma se stai fuori a guardare e giudicare, non cambierai nulla. Se invece partecipi, anche solo con piccoli gesti, puoi fare la differenza. Anche la Chiesa – ha aggiunto – non è qualcosa di lontano: siamo noi. E cambierà solo se ognuno di noi decide di migliorare ciò che vive ogni giorno”.

Nella parte finale dell’omelia, ha ricordato un gesto che oggi può sembrare controcorrente: “Inginocchiarsi non è segno di debolezza. Lo ha fatto Gesù, lavando i piedi ai suoi discepoli. Lo ha fatto Maria, restando ai piedi della Croce. Farlo anche noi significa non pretendere di avere sempre ragione, ma desiderare la verità, il perdono, il cambiamento”.

Ha concluso così, tra l’attenzione dei presenti: “Solo chi guarda in alto riesce a orientarsi davvero. Maria, il cui nome significa Stella del Mare, è come la stella polare per i marinai: aiuta a non perdersi. Così anche noi, nelle scelte, negli imprevisti, nei dubbi, possiamo trovare un punto fermo, se impariamo a guardare più in alto di noi”.

La giornata si è chiusa in un clima di amicizia e condivisione, con molti fedeli e giovani che hanno ringraziato don William per le sue parole. Il suo invito più forte resta quello alla concretezza: meno parole, più partecipazione, meno apparenza, più profondità. “Solo così – ha detto – possiamo costruire qualcosa di bello. E solo così saremo davvero felici. Vale per voi ragazzi, ma vale anche per noi adulti”.