Lettura del Vangelo secondo Matteo: “In quel tempo. Mentre i farisei erano riuniti insieme, il Signore Gesù chiese loro: «Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide». Disse loro: «Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi”? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?». Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo”.
Le domande di Gesù sono un dono preziosissimo. Sono da custodire, da vivere, in qualche modo da cullare dentro il nostro cuore. Vanno amate perché rivelano tanto di lui e del suo cuore e di ciò che lui vuole vivere con noi. Costringono a pensare, interpellano la libertà, fanno nascere decisioni e scelte personali.
“La domanda ti disarma e poi ti fa protagonista come nessun’altra forma di dialogo, protagonista libero di un dialogo dall’esito aperto” (P.Ermes Ronchi).
Gesù pone una domanda “cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?” la risposta: “di Davide!”. E Gesù ancora fa domande perché potessero arrivare ad una risposta migliore, più vera.
Questo mi fa pensare al fatto che davvero la domanda va custodita e che dobbiamo impegnarci a ritornarci sopra con sempre maggiore profondità. Ogni volta faremo un passo in avanti, sempre più profondo diventerà il rapporto con Gesù.
Nel vangelo leggiamo che diverse volte Gesù è stato chiamato figlio di Davide. I sofferenti, i ciechi, una donna Cananea, chi cercava una speranza nuova, la folla all’ingresso in Gerusalemme lo hanno chiamato così. Immagino sia stato contento di essere chiamato “figlio di Davide”. Gesù ha cercato però di far capire a tutti che in lui avrebbero trovato qualcosa di più. Ha anche chiesto esplicitamente di non arrivare a conclusioni affrettate su di lui ma di camminare con lui e dietro lui per comprenderlo sempre di più nella sua più profonda verità.
Mi sono chiesto chissà cosa gli è piaciuto del riferirsi a Davide da parte di molti. Il fatto che era stato considerato l’unto, il messia certamente. Offrire la salvezza era anche la vocazione di Gesù, contenuta nel suo stesso nome “Dio salva”. Un’altro pensiero ce lo offre la prima lettura. È scritto “Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura…. non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Davide è stato scelto per il suo cuore, non per il suo aspetto. Da questo punto di vista era il meno adatto per essere scelto: il più giovane, dai capelli rossi, dall’aspetto gentile. Un re doveva essere un capo guerriero, uno dall’aspetto rigoroso, serio, temibile. Ma per il Signore il re doveva essere in qualche modo sua presenza, capace di amore vero, fedele, misericordioso verso il suo popolo. Il cuore di Davide si è rivelato il cuore di un peccatore e un credente, un uomo capace di riconoscere il suo peccato e di affidarsi al Dio della misericordia. Nonostante i suoi errori e le sue colpe, non venne meno alla fiducia nella promessa di Dio. Gesù desiderava rivelare come il suo cuore era in comunione con il cuore del Padre, come era cuore di Figlio. Chiamarlo figlio di Davide era troppo poco. Gesù desidera essere riconosciuto Figlio in cui poter conoscere tutto l’amore di Dio Padre.
Può essere feconda per il nostro rapporto con lui, per la nostra verità di discepoli, questa domanda posta da Gesù: “cosa pensi di me? Mi riconosci come il Figlio di Dio?”

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Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo










