PASTURO – Pasturo ha vissuto un momento di intensa partecipazione collettiva domenica 1 febbraio 2026, quando la comunità si è ritrovata nei prati antistanti il cimitero per l’accensione del tradizionale falò di “Trà Fö Gener”. Un appuntamento che, in un anno segnato da eventi dolorosi, ha assunto un valore ancora più profondo, trasformandosi in un gesto condiviso di vicinanza e ripartenza.
La serata è stata organizzata in forma ridotta e più raccolta rispetto alle consuete celebrazioni. La scampanata per le vie del paese, solitamente parte integrante della tradizione, è stata sospesa per rispetto dei recenti lutti che hanno colpito la comunità. La scelta di rinunciare al rumore festoso ha lasciato spazio a un clima di silenzio composto, nel quale il falò è diventato il centro simbolico di un sentimento comune.

Alle 20.30 i cittadini si sono radunati nei prati, dove le fiamme hanno iniziato a innalzarsi nel buio della sera. Il fuoco, elemento da sempre legato ai riti di passaggio e purificazione, è stato interpretato come un modo per “bruciare” idealmente un gennaio difficile e guardare con fiducia ai giorni successivi. Attorno al falò, vin brulé, tè caldo e cioccolata hanno offerto un momento di condivisione semplice ma sentita.
La distribuzione della trippa da asporto, inizialmente prevista per la sera precedente, è stata riprogrammata nella stessa giornata di domenica, mantenendo le modalità già comunicate. Anche questo gesto, pur pratico, ha contribuito a preservare un frammento della tradizione locale.
In un contesto segnato dal dolore, Pasturo ha scelto di ritrovarsi comunque, con discrezione e rispetto, per dare continuità a un rito che appartiene alla sua identità. Il falò di quest’anno non è stato soltanto una tradizione rinnovata, ma un segno di resilienza collettiva, un modo per stringersi attorno alla memoria e alla speranza.
G. P.










