IL DOMENICALE DI R.B./764.387.116 LIRE PER LA PISTA DEL NULLA



Voglio andare sulla mia bicicletta
Voglio andare sulla mia bici
Voglio andare sulla mia bicicletta
Voglio andare dove mi pare

(Bycicle Race – Queen – 1978)

 

archivio3473.jpg“Nel frattempo abbiamo creato un percorso sicuro e immerso nella natura per chi vuole passeggiare o pedalare in tranquillità sul nostro territorio” (dichiarazione dell’allora sindaco di Ballabio Luigi Pontiggia ad un giornale on line, novembre 2013)

Diamo i numeri (non, ovviamente, il 46, il 93 e il 99 dispersi dalla loro stessa tempesta e confinati nell’oblio della stagione fredda).

In Italia nel 2014 sono state vendute 1.650.000 biciclette, un bel numero, no? Complice la crisi, sono stati in molti a decidere di rifugiarsi nei più salutari pedali abbandonando i costosi (e inquinanti) idrocarburi; se tutto questo contribuirà a migliorare l’aria che respiriamo è ancora tutto da verificare, ma certamente qualche coronaria si sentirà trattata con più rispetto.

Non siamo, e non potremo mai essere per ovvie ragioni di carattere orografico, l’Olanda, dove a fronte di 16.500.000 abitanti sono circolanti 16.000.000 di biciclette, ma certamente stiamo crescendo e anche noi in Valle ce ne siamo accorti.

Scandagliando google, capito, non casualmente, nel sito piste-ciclabili.com che censisce, in Italia, ben 86.358 chilometri di itinerari su piste ciclabili, poco più di due volte la circonferenza del pianeta che ogni giorno calpestiamo e cerchiamo di far diventare meno azzurro (ogni riferimento alle acque ”rubate” è assolutamente voluto).

Di questi 86.358 chilometri, la ciclopedonale della Valsassina ne detiene una quindicina che si snodano, come ben sappiamo, da Barzio a Taceno tra prati, boschi, cascate, ponticelli e simpatici chioschetti, costeggiando la Pioverna e meritandosi su tripadvisor (sì, proprio lì) una bella serie di recensioni positive, segno della sostanziale bontà dell’investimento fatto. In attesa che si risolva il problema del ponte sulla Rossiga, quindi, godiamoci questo gioiello che ha sicuramente migliorato il panorama dell’accoglienza turistica locale e ringraziamo chi lo ha pensato, chi lo ha progettato e chi lo ha finanziato.

Un paio di rotonde più a sud rispetto alla Fornace, però, troviamo altri numeri che in settimana abbiamo imparato a conoscere.

Il primo è 394.773, il secondo è 44.000. Stiamo parlando di euri. Se preferite la traduzione in lire, come qualche volta ancora ci capita di fare, eccovi accontentati: 764.387.116 e 85.195.880. Insomma un sacco di soldi. Pubblici.

Un altro numero è 1,5: questa volta sono chilometri. Quindi euro a chilometro 263.182. Lire a chilometro 509.591.411.

Sto parlando (ma và?) del chilometro e mezzo (compreso sottopasso per la provinciale) della “ciclabile” di Ballabio, un nastro d’asfalto che comincia dal niente e finisce nel niente, ha rotto le balle a un bel po’ di allegre famigliole di caprioli e, soprattutto, è utilizzabile per nulla vista la propensione della montagna sotto la quale è stata costruita di scaricarci sopra massi in tempi e modi che le cronache non hanno mancato di riportare.

Insomma, nella Lombardia efficiente, dove lo spreco di pubblico danaro è spesso e volentieri ritenuto patrimonio esclusivo della tradizione di una umanità sudista e teruna, ogni giorno abbiamo purtroppo sott’occhio questo monumento orizzontale apparentemente (ma non troppo) fine a sé stesso, visto che al momento se ne sta lì a collegare il niente e cosa potrà capitare un domani nessuno ancora lo sa.

Cosa è successo dopo il novembre 2013 sino ad oggi, invece, è sicuro come il fatto che la Pioverna scenda dai Grassi Lunghi al lago: e sono quei 44.000 euri spesi per mettere in sicurezza, a più riprese, quegli altri 394.773. Se vogliamo aggiungere numeri ai numeri, diciamo che la manutenzione inutile (visti i risultati) ad oggi rappresenta circa l’11% del costo totale dell’opera.

Tutti soldi che, prelevati dalle tasche dei contribuenti, al momento attuale hanno subito lo stesso destino della pista: per dirla come va detta, “palanch trasade” (e caprioli incazzati).

Attendiamo (positivi, speriamo) sviluppi.

 

 




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