ARTAVAGGIO, “DAL PARADISO AL DEGRADO: CHI PROTEGGE LA MONTAGNA?”

Passeggiare lungo il sentiero che porta ai Piani di Artavaggio dovrebbe essere un’esperienza di pace e bellezza, immersi nel verde incontaminato delle nostre montagne. Invece, ciò che si incontra oggi è un paesaggio ferito: bottiglie abbandonate, sacchi di plastica gettati tra l’erba, rifiuti sparsi come se i boschi fossero una discarica. Sembra di essere nelle favelas, non in uno dei luoghi simbolo della nostra montagna.

Nessun controllo, nessuna regola fatta rispettare. E qui sorge spontanea una domanda rivolta alle autorità locali e agli enti preposti: perché non ci sono controlli? Come è possibile lasciare che un patrimonio naturale venga così maltrattato senza alcuna vigilanza?

Chi ama la montagna sa che il primo dovere è rispettarla: riportare a valle ciò che si porta con sé, lasciare solo impronte dei propri passi, e non trasformare i sentieri in latrine a cielo aperto.

La bellezza del nostro territorio non è un diritto acquisito: è un bene fragile, che può essere perduto se non ci prendiamo cura di esso. Servono controlli, sì, ma serve soprattutto coscienza civile. Chi sceglie di frequentare i nostri luoghi deve farlo con rispetto, per la natura e per la vista altrui. Perché il degrado inizia con un gesto, ma così anche la rinascita.

Se continuiamo a voltare lo sguardo, un giorno potremmo scoprire che non c’è più nulla di bello da vedere. E allora sarà troppo tardi.

Lettera firmata