A molti è parso che tirasse aria di funerale all’inaugurazione della sessantesima Sagra, a dispetto di quella che avrebbe dovuto essere una festa.
Come mai, vi chiederete?
Forse perché l’inizio della kermesse ha segnato la fine della più che decennale gestione Ceresa/Benedetti, che in occasione dell’addio ha fatto le cose in grande, cambiando persino la macilenta moquette verde dell’ingresso ma non riuscendo nemmeno quest’anno a far funzionare il microfono. Del resto non si può chiedere la luna, dopo tanti anni di generosi incassi. E persino la presenza di ospiti è sembrata in tono minore, con la nostalgia di un “addio” e la cattiveria – pensata da molti dei presenti – di un “a mai più rivederci”.
Aria mesta forse anche per la presenza come animatore del redivivo Adriano Airoldi, che porta sempre con sé la mestizia e il broncio del trombato, anche quando cerca di farsi dentro con il neo Prefetto, in un disperato scampolo di “conto ancora qualcosa”.
A lui, notoriamente capace di includere e cooperare ed essere simpatico con i suoi look sempre casual, la gestione (a che titolo?) dello stand “Made in Valsassina”, che dovrebbe vedere unite le migliori produzioni autoctone.
Di certo non ha aiutato a ritrovare allegria, infine, il convegno sulla montagna sotto il gazebo rovente ideato da Giacomo Zamperini, una iniziativa di partito camuffata da istituzionale. Ce l’ha messa tutta l’esuberante esponente regionale per avere una qualche presenza, con messaggi simil stalker mandati personalmente a tutti, anche a sindaci della Brianza che più pianeggiante non si può. Ma non è andata bene, nonostante i relatori di un certo calibro che si guardavano smarriti al tavolo degli interventi. Poco più dei precettati erano i partecipanti, ovviamente tutta roba di confessione meloniana – ad eccezione dei presidenti di Provincia e di Comunità Montana, obbligati per bon ton istituzionale a marcare presenza. Il titolo “Montagne Protagoniste” strideva non poco con il sottofondo di una Sagra, quella dell’amico Benedetti moderatore del convegno, che mette in campo taralli pugliesi, tortellini emiliani, calzini bresciani e vino piemontese. E dove la presenza dei prodotti di Valle è ridotta a un lumicino flebile.
Così, ad ogni intervento su temi della montagna, roba forte che ne detterà le sorti come ad esempio il patentino per la raccolta funghi, facevano eco le grida del “Forno delle Puglie”, in un crescendo di commedia dell’assurdo che ha toccato l’apice con la foto del pubblico (una della poche trovate) che vi proponiamo, foto in cui sembra regnare un non so che di disperazione.
L’unico che si dice abbia trasalito un po’ da mestizia, calura e sonnolenza incipiente, è stato Giovanni Gianola, detto Gioànon. Ma forse solo a causa di un malinteso, quando si è fatta la parola “Valides”, nome di un progetto presentato, che si prestava per assonanza ad essere confuso con “Prodival”, altro progetto che al Gioanon scalda tanto il cuore essendoci Premax come capofila – silurato anni fa dalla Regione e che oggi lo vede ogni tanto presente (come assessore o come imprenditore?) al Pirellone per patrocinarne il finanziamento.
Insomma, vi chiederete ancora, ma in un panorama così mesto, afflitto e paradossale, c’è stata un po’ di festa? Sí, la festa c’è stata. Tra sindaci, amici, vecchi e nuovi protagonisti della storia viva della Valle, senza distinzione di partito. Erano tutti lì, a pochi metri e pochi minuti dal corteo funebre, nel ristorante della Sagra, con “quai cales” in mano, mentre ai tavoli sfilavano Massimo Sertori, Fabio Canepari, Carlo Signorelli, Mauro Piazza, Mattia Micheli, Alessandra Hofmann, Tiziano Maffezzini, e chi più ne ha più ne metta…
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E anche di questo momento ecco (qui a sinistra e sotto) una foto, cosicché il paragone possiate farlo da soli.
Non resta che attendere il prossimo anno. E una nuova gestione che smonti i paramenti a morto. Sperando che per allora la festa sia ovunque e non solo al ristorante tra chi sa divertirsi. Ma soprattutto sperando che la Sagra ritorni un fatto di Valle, per la Valle, con la Valle.
E che di montagna si faccia parlare chi davvero per lei può fare qualcosa.
Il Lasco 2025














