DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO DELLA SECONDA DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI GIOVANNI BATTISTA

Ho pensato innanzitutto a una cosa molto semplice che in realtà è una potente provocazione. Abbiamo ascoltato queste parole durante la celebrazione eucaristica. Un momento di intimità con Gesù, un incontro bello anche tra noi suoi discepoli. Immersi nella consolazione della sua presenza, avvolti dalle sue dichiarazioni di amore fedele e tenace. Qui e ora il Signore Gesù chiede a ciascuno: tu compi nella concretezza della vita la volontà del Padre? E a tutti insieme: siete una comunità che rende presente nella concretezza della vita e della storia il regno di Dio?

La preghiera e l’eucarestia regalandoci pensieri illuminanti, sentimenti positivi, facendoci gustare carezze di Dio, squarci straordinari sulla verità del suo amore, la consolazione della sua presenza accanto a noi dentro la nostra vita, potrebbero anche portarci lontano dalla verifica del nostro modo di essere discepoli, del nostro vivere concretamente ciò che dio ci prega di vivere.

Nell’incontro con il Signore ci è chiesto di verificare se la parola ascoltata si fa carne nella nostra vita, se ciò che riceviamo da Dio riusciamo a viverlo con tutti. Ogni volta dentro l’incontro d’amore con Dio dobbiamo chiederci se diventiamo sempre più concretamente capaci di amare perché ciò che veramente conta è questo.

Dobbiamo essere autentici quando incontriamo il Signore. Dobbiamo riconoscere la distanza, a volte molto grande, tra ciò che crediamo e pensiamo e ciò che viviamo. Dobbiamo senza timore dire al Signore che alcune cose facciamo fatica a comprenderle ma soprattutto a viverle, con grande confidenza dirgli che a volte proprio non ce la facciamo perché, in verità, non lo vogliamo.

Riconosciuta la nostra distanza da lui e dal suo Vangelo possiamo contare sulla sua misericordia, sul suo amore ostinato e fedele. Perché lui non vuole castigare, punire, lui vuole renderci figli e fratelli.

Nella prima lettura c’è qualcosa di veramente straordinario in merito. Di fronte all’incapacità del popolo di portare frutti degni di tutta la fatica vissuta nel renderlo davvero “Suo” popolo, Dio si pone queste domande: Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi? Come se dicesse: “ora cosa posso fare? Non voglio rinunciare a provare a fare ancora qualcosa perché possa essere davvero il mio popolo”.

Ogni volta che ci riconosciamo lontani, nell’errore possiamo affidarci a un Dio veramente disponibile a fare tutto il possibile per Renderci capaci di compiere tutto ciò che serve per essere davvero capaci di vivere concretamente la sua Parola fonte della nostra più grande gioia. Come aa dire che a noi basta davvero il sincero pentimento per i nostri errori, il resto possiamo farlo con l’aiuto della sua grazia, del suo amore incredibilmente ostinato per noi.

? Lettura del Vangelo secondo Matteo In quel tempo.
Il Signore Gesù disse: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo