DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO. QUINTA DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme. Queste parole si trovano al versetto 51 del capitolo 9 del Vangelo di Luca. Dopo pochi versetti troviamo il brano di Vangelo che ci viene offerto in questa domenica. Gesù ha preso la decisione di salire a Gerusalemme. Con determinazione, tenacia, forza, pieno coinvolgimento di tutto se stesso ha deciso di fare veramente della fede, della carità e della speranza l’unica vera ragione del suo vivere. Voleva offrire con la sua vita agli uomini una testimonianza limpida, credibile e luminosa che Dio è nostro Padre, che di lui ci possiamo fidare e a lui possiamo affidare tutta la nostra vita perché figli prediletti, amati, il suo compiacimento. Voleva mostrare che l’amore vince sempre, che è più forte della morte e che il senso della vita è amare gratuitamente e senza riserve. Desiderava aiutare tutti ad affrontare la vita con speranza perché il nostro futuro è nelle mani del Padre e perché lui spera in noi, ci ritiene capaci di essere veramente figli e fratelli.

Da quel momento si precisa anche il senso dell’essere suoi discepoli: seguirlo! Fare nostra la sua decisione, fare nostra la sua strada. Non è facile, anzi a volte è molto difficile. Gesù stesso lo sa e ce lo fa sapere.

«Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»

La tana e il nido sono immagini “Materne”. Il discepolo non può rimanere un cucciolo. Nella tana e nel nido c’è la mamma che soddisfa i tuoi bisogni vitali e fondamentali dei piccoli,. Li nutre, li accudisce, li protegge e difende. I discepoli devono lasciare il nido e la tana. Non devono rimanere bloccati nel desiderio di soddisfare i propri bisogni primari, non devono solo vivere ciò che a loro piace. I discepoli devono essere sulla strada. Molti discepoli non sono mai usciti dalla mamma, nel senso che ovunque vadano cercano sempre e solo il senso della loro vita nella soddisfazione dei bisogni primari: mangiare, dormire, essere soddisfatti. “Faccio solo quello che mi piace”, dicono. Il discepolo vive la strada, non la tana o il nido.

Uscire dalla tana e dal nido significa anche per Gesù vivere una vera libertà dalle cose per una scelta di povertà spirituale che consente un vero cammino di fede, carità e speranza simile a quello compiuto da Gesù.

«Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». il padre è la prima persona con cui un bombo entra in relazione con libertà e non per necessità. È la prima persona che un bimbo percepisce come “altro” da se. Richiama quindi tutto il mondo degli affetti e di conseguenza quello dei doveri reciproci tra persone. Si può diventare schiavo di qualcun altro se ci si lega solo per adempiere alcuni doveri. Si diventa in qualche modo un possesso reciproco. Gesù sta camminando verso Gerusalemme nella scelta di non possedere nessuno, di non legare a se nessuno, ma nella scelta di dare libertà, di dare vita, di amare veramente in modo gratuito. Cammina verso Gerusalemme anche nella scelta di non essere posseduto da alcuno, obbligato da nessuno. Si devono vivere relazioni d’amore gratuito, di dono reciproco.

«Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio». Se un contadino si volta a vedere se ha tracciato in modo corretto un solco nel campo di fatto rischia di tracciarlo poi storto. Se guidi e ti volti a verificare la strada che hai fatto rischi facilmente di sbattere contro qualcosa che sta avanti a te. Noi siamo spesso ancorati a quello che abbiamo già vissuto,  quello che abbiamo già fatto. Non riusciamo veramente a cercare e ad aprirci a novità. “io ho la mia storia!”, fatta di cose accadute e cose scelte, sono quello che sono perché ho fatto, ho scelto questo e quello. Ma devo fare tesoro della mia storia e non obbedire alla mia storia. La vita può essere sempre nuova. Dio ci propone di diventare come lui e lui è eterna novità e non eterna ripetizione di qualcosa di pur grande, prezioso e bello. La vita di Gesù, il suo cammino sono proprio una bellissima ed efficace testimonianza di questo. E noi siamo veramente tanto felici di avere sempre a che fare con la continua sorprendente novità del suo amore. Io non sono ciò che sono stato ma io sono ciò che divengo, aperto al futuro di Dio.


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Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo