CHI HA UCCISO GESÙ? INCHIESTA SULL’USO POLITICO DELL’ARTE SACRA

MOGGIO – Giovedì 16 luglio 2026, alle 21, si terrà un nuovo incontro del ciclo culturale “I giovedì della Fucina” al salone parrocchiale di via don Mariani a Moggio. L’evento vedrà come relatore lo storico dell’arte Federico Oriani, che presenterà l’intervento dal titolo “Chi ha ucciso Gesù Cristo? Inchiesta sull’uso politico dell’arte sacra”. Per l’occasione, lo studioso – figura molto nota e stimata a livello locale – ha concesso un’intervista per approfondire i contenuti della sua relazione.

Ci dobbiamo aspettare qualche rivelazione sconcertante?
Non sono né teologo, né biblista. Sarà una carrellata di centinaia di opere d’arte da tutto il mondo che rappresentano la sfida tra il bene e il male. L’arte cristiana si presta particolarmente: la Crocifissione con gli aguzzini, le scene di martirio, il faraone che insegue Mosè e il popolo di Dio,… tutte iconografie che ci sono note e quindi tante volte non guardiamo con la dovuta cura. Ma se guardassimo i dettagli…

Il diavolo si nasconde nei dettagli?
Certamente! La demonizzazione e la mostrificazione degli antagonisti passa proprio per i dettagli. Il soldato che tormenta Gesù nella salita al Calvario ha assunto la forma di un troll nella cultura scandinava, di un ebreo negli stati pontifici, di un moro in Spagna o di un soldato imperiale a Venezia. Non presenterò alcuna verità teologica, ma solo come gli uomini nei vari secoli e nelle varie regioni hanno dipinto e scolpito i propri avversari.

Questo uso è tipico italiano?
Nient’affatto, l’Italia è molto interessante perché era molto frazionata politicamente e questa situazione ha favorito la nascita di diversi filoni, ma porterò esempi da tutta Europa, dall’Etiopia, dall’Armenia e perfino dall’India.

Nel Novecento con il passaggio dall’arte figurativa all’arte astratta, si è perso anche questo uso?
Tutt’altro! Si era perso nel Seicento, ma è rinato nel Novecento. Quasi tutti i grandi artisti del secolo si sono confrontati con l’arte sacra e l’hanno utilizzata per raffigurare i grandi mali del secolo: le dittature, le guerre, i genocidi… ai piedi della Croce. Proprio come facevano gli artisti medievali.

Venivano rappresentati anche i “buoni”?
Soprattutto in Belgio, quando quel territorio entra a far parte dei domini imperiali degli Asburgo, il Padre Eterno non viene più raffigurato con il triregno (la corona dei papi), ma con la corona imperiale. L’imperatore si identifica con Dio Padre.