Insomma, come sempre ce n’è un po’ per tutti i gusti, tra Valsassina e capoluogo, tra enti amministrativi e sanitari, politica e religione, radiografie e torrenti e tanto altro ancora. Ecco la dose quindicinale di Ciceruacchio – rubrica la cui audience cresce in proporzione all’acidità dei commenti proposti di volta in volta. Noi come al solito assistiamo impotenti: il "Cice" va preso così com’è, tutto insieme e senza mediazioni che rischiano di annacquarne la potenza destabilizzante…
* Si sta consumando un’altra performance della nostra Provincia.
Questa volta è la centrale idroelettrica che la “Varrone Energia srl” (la stessa che vuole fare l’en plain di centrali in Valsassina), del valtellinese Corrado Viganò e C., vorrebbe costruire poco prima dell’abitato di Prato S. Pietro, utilizzando l’acqua del torrente Valle dei Mulini.
Per di più fregandosene che da vent’anni il comune di Cortenova ha già una sua derivazione a scopo di pubblica utilità (approvvigionamento di acqua per gli interventi antincendio e per fornirla alle officine del paese).
La società valtellinese, grazie ai suoi agganci politici in alto loco, sta riuscendo nel suo intento perchè la provincia le ha concesso la derivazione, danneggiando quella comunale.
Forte del consenso dell’intero paese il borgomastro Luigi Selva ha continuato, senza successo, a fare ricorsi e a perderli. L’ultimo, che ha inviato alla Regione, entra però nel merito del progetto della società richiedente che prevede la realizzazione di una condotta che transita in aree soggette a vincoli e a specifiche destinazioni d’uso da parte del PGT. Poi, l’edificato della centrale, previsto a ridosso di abitazioni e in area soggetta ad espansione residenziale, provocherebbe, tanto per cambiare, dell’inquinamento acustico.
Queste ragioni porterebbero a concludere che la centrale è solo un danno per la comunità cortenovese.
Signori della provincia, da che parte state? Difendete le ragioni della pubblica utilità del comune (che è della stessa vostra parte politica) oppure privilegiate gli interessi privati dei soliti noti?
Per fortuna è solo una questione di tempi. E’ sufficiente che questa vicenda si trascini ancora un po’ in attesa che la provincia venga sciolta.
* Tra pochi mesi, appunto, la nostra provincia dovrebbe essere, come è noto, sciolta ed aggregata ad un altra (altre?) perchè non soddisfa i requisiti di legge (superficie, popolazione, n° comuni rappresentati). Ma ora emerge che potrebbe proprio sparire, esattamente come quella di Lodi..
Nel primo caso si consoliderebbe ulteriormente il “sistema bipartizan” che vede l’opposizione far finta di farla e la maggioranza che, in cambio, concede qualcosa. La conditio è che non ci si rompa più di tanto le balle (un compromesso storico tra ex democristiani con qualche ininfluente eccezione).
Il presidente uscente, Daniele Nava, non gradisce molto l’annessione a Como e gli fa sponda il borgomastro di Lecco Virginio Brivio, ma saranno costretti a ravvedersi. Ambedue vorrebbero volare a giuste nozze con Sondrio che però non ci sta.
Peccano poi di fantasia non immaginando che l’aggregazione con Como e anche la val Chiavenna (territorio bistrattato dai sondriesi), si darebbe vita ad un comprensorio cartograficamente razionale, dotato (in termini di PIL) di un forte peso turistico, zootecnico, agro-alimentare, oltre che manifatturiero. E, sul piano logistico, con due sbocchi orograficamente distanziati nella confinante Svizzera.
Perchè Nava, Brivio e Bruseghini (l’ultimo lacrimante di questa consorteria) non ci pensano un po’ sopra, anziché frignare un giorno sì e l’altro pure?

* La chiesa di San Michele Arcangelo a Introbio, edificata nel XII secolo, ha anche il pregio di essere ricca di affreschi e di decorazioni pittoriche di indubbio valore artistico.
Apro così questa amenità per raccontare che lungo la navata di destra ci sono due stupendi affreschi del quattrocento in mezzo ai quali, recentemente, è stato collocato un affresco ben restaurato del Sibilla (1884), recuperato in un rustico del paese.
Fin qui tutto bene fatto salvo che era meglio trovare un’altra collocazione, quindi non tra due opere del quattrocento (un risotto espositivo che non ha senso).
Il fatto sconcertante è che sotto questo affresco è stata apposta una lucente targa di ringraziamento nei riguardi della famiglia donatrice, che appare contestualmente incompatibile. Ci sta come i cavoli a merenda.
A mio parere è questa una caduta di stile che poteva essere evitata.
Per ringraziare il donatore era preferibile trovare un’altra soluzione.
* Nonostante la presenza di alcune eccellenze (poche per il vero) l’ospedale Manzoni è periodicamente oggetto di cronaca per alcune situazioni di malasanità o per discutibili sperimentazioni calate da Milano.
Che la dirigenza dell’ospedale se ne sbatta un po’ dei rapporti col personale (c’è anche una querelle coi medici del Pronto Soccorso) si evince anche dalla recente vicenda riguardante la dottoressa Grazia Mennella che sarebbe stata sospesa dal servizio per sei mesi.
La causa: avere denunciato alla Procura della Repubblica le inefficienze del reparto di Radiologia dove lavora.
In sostanza, ai ricoverati al Pronto Soccorso in orario al di fuori di quello ufficiale, che sono stati sottoposti ad una prestazione radiologica da parte dei medici di questo reparto (quindi non di Radiologia), viene consegnata una lastra non di rado sbagliata dal punto di vista diagnostico. L’errore è dovuto al fatto che questi medici non sono specialisti in radiologia (non era meglio la presenza o la reperibilità di un radiologo?).
Che tra colleghi, non solo sanitari, ci possano essere divergenze non lo scopriamo oggi, ma se su un referto si legge una diagnosi sbagliata, chi ne fa le spese è il paziente perchè, poi, conseguentemente, rischia di essere sottoposto ad una terapia altrettanto sbagliata.
Da qui la decisione disciplinare a carico della radiologa alla quale, tra l’altro, il Sant’Uffizio dell’ospedale attribuisce delle “insufficienze comportamentali” fino all’”esaurimento nervoso”.
Proprio come ai tempi dell’Inquisizione.
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Angelo Brunetti detto Ciceruacchio (Roma, settembre 1800 – Porto Tolle, 10 agosto 1849) fu un oste e un patriota italiano, che combatté per la seconda Repubblica romana, alla cui caduta fuggì con Giuseppe Garibaldi per raggiungere Venezia. Il soprannome ciceruacchio, datogli da bambino, è la corruzione dell’originale romanesco ciruacchiotto (grassottello).
[da Wikipedia.it]
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