25 APRILE 2010, IL DISCORSO DEL SINDACO DI LECCO VIRGINIO BRIVIO



Cari cittadini, Amici,Autorità civili e militari

voglio innanzitutto ringraziare il Comitato Provinciale di Lecco dell’ANPI, e in
particolare la presidente signora Giancarla Pessina, le istituzioni e le associazioni che
hanno promosso e collaborato all’organizzazione di questa cerimonia del 65°
anniversario della Liberazione dall’occupazione nazi-fascista.
La celebrazione del 25 aprile è occasione di ricordo e di riconoscimento per tutte le
componenti di quel grande moto di riscatto patriottico e civile che culminò nella
riconquista della libertà e dell’indipendenza del nostro paese: per tutte le sue
componenti, viste e onorate nella loro unitarietà. Parlo della componente
rappresentata dalla lotta delle formazioni partigiane, della componente
rappresentata dal tributo di solidarietà e di sacrificio delle popolazioni nelle regioni
occupate; e della componente rappresentata dalle prove di dignità, di volontà
combattiva e di eroismo dei nostri militari.

Con la lotta di Liberazione l’Italia seppe risorgere come paese libero e democratico,
animato da valori di pace, di lavoro, di solidarietà e di giustizia, che trovarono la loro
magistrale e duratura espressione nella Costituzione repubblicana.

La memoria degli avvenimenti del 1943-45 ripropone alla nostra riflessione un
fondamentale e ricorrente insegnamento, che, oggi come non mai, ci appare attuale
e ineludibile: il rifiuto di ogni forma di sopraffazione e violenza e, di conseguenza, il
rifiuto dell’indifferenza e dell’ignavia di fronte all’offesa della dignità dei popoli,
ovunque e comunque si compia. Non si tratta semplicemente di una doverosa
posizione di principio, ma di una realistica presa d’atto delle conseguenze che
l’arbitrio e l’oppressione producono ineluttabilmente: sofferenza, sottosviluppo,
distruzione e guerra, per le nazioni e i popoli che ne sono direttamente colpiti, ma con
riflessi pesanti per l’intera comunità internazionale. E ciò è tanto più vero e rilevante
nel mondo odierno, sempre più connesso e interdipendente. Il ripudio della guerra
come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali, sancito dall’articolo 11 del Costituzione, fornisce
un contributo alla sicurezza e allo sviluppo della comunità internazionale.
La crisi finanziaria ed economica in atto accentua e rende più pressante l’esigenza di
costruire un nuovo e più efficace sistema di governance globale, che abbia una delle
sue componenti fondamentali proprio nel consolidamento e nella garanzia della
sicurezza internazionale.

Oggi noi tutti abbiamo anche un altro compito, forse ancora più importante perché
non semplice. La sfida è spiegare, ai più giovani soprattutto, perché i valori della
Resistenza – che pure non è stata un blocco monolitico ma un movimento fatto da
uomini e donne diversi tra loro – sono ancora oggi il motore e il sale della
democrazia. Spiegare i valori e le speranze significa restituire senso alla Resistenza,
dando concretezza a quei principi di antifascismo, libertà, democrazia che ne
costituiscono il nucleo unitario più vitale.
Solo ascoltando il racconto dei più anziani si capisce cosa sono state la dittatura, la
guerra, la privazione delle libertà; solo dai loro racconti i più giovani possono capire
cosa sono e quanto valgono la democrazia, la pace e la prosperità.

Ma se non riusciamo a stabilire questo ponte fra le generazioni, corriamo il rischio
che queste parole perdano sempre più valore e significato. Perciò il compito che
abbiamo tutti noi oggi non è un compito facile. Per questo vi chiedo, a cuore aperto,
di continuare a testimoniare con la vostra instancabile presenza, con il vostro spirito
libero, con la vostra saggezza, quanto sia stato difficile conquistare la libertà
interiore, la libertà dei cuori, la libertà di pubblico pensiero e di opinione.
Oggi, più che in passato, dobbiamo rivendicare con forza i valori dell’antifascismo,
come l’unica grande cultura civile del nostro Paese e a questi valori ispirarci. Quei
valori dell’antifascismo che devono diventare non solo un elemento di memoria
collettiva permanente e punto costante di riferimento, come grande evento fondatore
della democrazia nostra e degli altri Paesi europei, ma devono saper rilanciare un
legame culturale e politico tra le forze che continuano a riconoscersi negli valori della
Resistenza e della Liberazione.
La memoria è dovere morale, innanzitutto, ma in questo momento politico e in
questa nostra società diventa strumento culturale e di progresso.
La consapevolezza dei grandi accadimenti del passato, la conoscenza dei loro
contenuti o anche dei loro limiti, sono il fondamento della società, che consente di
correggere gli errori e di evitare che essi possano ripetersi.
Una società moderna deve avere come fondamento il rispetto delle diversità e il
riconoscimento del loro valore, come possibilità di una più generale promozione
sociale.
Per questo è lodevole l’iniziativa dell’ANPI che nei mesi scorsi ha ricostruito con gli
studenti del Liceo Artistico “Medardo Rosso” di Lecco la mappa dei luoghi concreti
del potere e dell’occupazione nazi-fascista e i luoghi della Resistenza nella città di
Lecco. Un valore storico-culturale si è rinnovato in modo dinamico nell’attività
didattico-educativa, con i giovani. I valori di sempre s’innescano nella dinamica
sociale odierna, che esige anch’essa coinvolgimento, presenza e partecipazione
civica (il contrario dell’indifferenza).

Il 25 aprile è l’anniversario, il compleanno della Liberazione, della democrazia e
della Costituzione.
Facciamo in modo allora che questo 25 aprile rimanga, in tutto il suo significato e nei
suoi contenuti, momento essenziale per un ulteriore sviluppo civile e sociale della
nostra comunità lecchese, per contribuire a un’Italia e a un’Europa unita, civile,
giusta e democratica, impegnata al superamento di tutte le ingiustizie, vecchie e
nuove.

La Resistenza non è finita, ma come diceva Padre David Maria Turoldo, la
Resistenza è una categoria dello spirito. E allora contro cosa resistere oggi?
Occorre resistere contro la sfiducia negli uomini. È questa la grande difficoltà del
nostro tempo: gli ideali, i sogni, le splendide speranze faticano e non riescono a
vivere in noi. Occorre resistere contro il tentativo in atto di chiudersi dentro i propri
confini intellettuali e culturali, contro qualsiasi tentativo di incrinare e scardinare i
meccanismi della democrazia, contro qualsiasi forma di sopruso dei più deboli,
contro il tentativo di accentuare lo squilibrio tra diseredati e privilegiati.
Il 25 aprile del 1945, lo diceva Vittorio Foa, un grande e autorevole testimone del
nostro tempo e mi piace ricordarlo in questa occasione, fu un’ondata irresistibile di
gioia in tutto il paese. Abbiamo ricordato quel giorno come il giorno della
Liberazione ed è giusto. Ma per tutti era e sarà sempre un grande giorno di pace e
riconciliazione. Quella pace che si garantisce anche a Lecco con la civile
convivenza. Quella pace che per molti oggi, e penso alle terre martoriate da cui
vengono molte delle persone che chiedono rifugio al nostro paese, è solo legata alla
categoria del desiderio e del sogno. Un poeta nero americano dice che bisogna
tenersi stretti ai sogni perché “quando i sogni se ne vanno, la vita di tutti è un campo
arido come la neve”.

E a chi tra noi ha qualche anno e qualche capello bianco in più chiedo uno sforzo.
Non smettete mai di raccontare ai vostri nipoti quanto sia bello vivere in pace e
quanto sia importante il valore della libertà.

Alcide Cervi, padre dei sette fratelli vittime dell’odio, ci ha lasciato queste parole:
“Niente di voi sappiamo più, negli ultimi momenti, né una frase, né uno sguardo, né
un pensiero. Eravate tutti e sette insieme, anche davanti alla morte, e so che vi siete
abbracciati, vi siete baciati, e Gelindo prima del fuoco ha urlato: “Voi ci uccidete,
ma noi non moriremo mai!”: ecco, lo spirito dei fratelli Cervi, l’amore per la libertà
che avevano nel cuore e per cui sono stati vilmente uccisi li fa vivere anche oggi: e
noi sappiamo che questi valori di libertà non moriranno mai.
La Resistenza è il fatto costitutivo dell’identità del nostro vivere, delle nostre vere
libertà. Un grande Paese ha solo cittadini liberi. E un Paese è grande quando conserva
la sua memoria, quando difende la propria identità e quando costruisce, con l’aiuto di
tutti, il proprio grande progetto.

Grazie.
Buon 25 aprile a tutti!
Virginio Brivio, sindaco di Lecco

 

 




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