”TEST PER LA TBC NON DISCRIMINATORI”: L’ASL RISPONDE AL NOSTRO LETTORE



Tutto era nato da una lettera a VN che lamentava un presunto "comportamento discriminatorio" nei confronti della figlia 13enne dell’autore – peraltro di cittadinanza italiana. Secondo la segnalazione del nostro lettore, l’ASL aveva scelto la catagoria "stranieri" come fascia di popolazione più esposta a rischi, convocando per i test di prevenzione della tubercolosi soltanto persone di origine straniera. Oggi abbiamo ricevuto una risposta-precisazione da parte dell’Azienda Sanitaria, che pubblichiamo nella speranza di chiarire la situazione.

Ecco la replica dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico dell’Asl Lecco
 

In merito alla lettera pubblicata sul vostro sito  ci spiace constatare che questa famiglia abbia letto l’invito all’effettuazione del test Mantoux come atto discriminatorio.  

L’ASL sta applicando le direttive dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’ECDC, recepite dal Ministero della Salute e dalla Regione Lombardia in materia di prevenzione della tubercolosi nei Paesi a bassa endemia (cioè con meno di 10 casi di tubercolosi ogni 100.000 abitanti) tra i quali vi è anche l’Italia.

Pertanto anche nel nostro Paese vengono attuate precise strategie preventive nei confronti della tubercolosi sulle cosiddette categorie a rischio, di cui fanno parte anche i bambini,  nati in Italia, da uno o entrambi genitori stranieri provenienti da Paesi ad alta endemia tubercolare, in quanto per loro potrebbe essere più facile  il  contatto con persone ammalate.

L’invito non nasce  quindi da una forma di discriminazione, ma costituisce una forma di prevenzione mirata prevista da precise indicazioni internazionali a favore dei minori appartenenti ad una categoria a rischio.

L’ASL richiede direttamente alle scuole gli elenchi degli alunni in quanto si è dimostrato il sistema più efficace per raggiungere più persone possibili.

Così pure la garanzia della privacy è assicurata dalla convocazione al test tramite lettera personale ai genitori.

Questa prassi ha dato buoni frutti ed ha permesso di individuare più di un caso asintomatico di positività all’infezione e di poter sottoporre a terapia di profilassi il bambino, i suoi familiari ed eventuali contatti.

Invitiamo pertanto ad aderire a questo screening, opportunità mirata di prevenzione!

Sperando di aver dato i chiarimenti richiesti rimaniamo a disposizione per qualsiasi altro approfondimento,

Stefania BOLIS

Responsabile Ufficio Relazioni con il Pubblico

ASL LECCO

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LA LETTERA ALL’ORIGINE DELLA RISPOSTA

 




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