COMUNITÀ MONTANA/LA VVVR ‘SCHIACCIATA’ NEI GIOCHI A LIVELLO PROVINCIALE?



Vero, ci dicono da più parti (e da angolazioni politiche "opposte"): come anticipato da Valsassinanews il nuovo presidente della Comunità Montana dovrebbe spuntare a settembre, all’interno della rosa dichiarata dal nostro giornale la scorsa settimana, all’indomani del responso delle urne nei tanti Comuni tra Valle e lago rinnovati il 25 maggio scorso. Molto probabile dunque, se non certo, che la poltrona della palazzina accanto alla Fornace nella piana tra Barzio e Pasturo potrebbe essere occupata da una donna – Scarpa o Fondra – con outsider Agostoni.

Ma sugli equilibri politici che porteranno alla scelta finale incombono aspetti che hanno poco o nulla a che vedere col nostro territorio, quello cioè tra Valsassina e sponda orientale del Lario. Anche la guida della CM, a detta dei bene informati, andrà a finire in un complesso gioco di spartizioni che vede sul tavolo ben cinque realtà (tra le quali quella che ci riguarda più da vicino è forse una delle meno rilevanti). Già perché dopo le elezioni locali e quelle europee (che avevano una valenza molto molto "nazionale") le carte sono state rimescolate ben bene e ora c’è da tenere presente una serie di fattori. Partiamo dal principale: cambia tutto per quanto concerne la Provincia, con l’elezione del presidente da parte dei sindaci. Si comincia dunque con la spartizione e non più la scelta diretta dei cttadini.

Sulla base dell’andazzo generale nel Lecchese, il successore di Daniele Nava potrebbe dunque essere un uomo del PD o comunque l’espressione di un accordo che veda protagonisti i Comuni schierati a centro sinistra. Altrettanto potrebbe valere per l’ATO (acqua) e per la relativa Azienda Speciale. E poi, buone ultime, arrivano le Comunità Montane. Con un’ampia maggioranza ancora di centro sinistra per quella "di giù" (la Lario Orientale-Valle San Martino) e molto più equlibrio nella "nostra".

Ecco che gli esperti dell’interpretazione del vecchio ma mai abbandonato manuale Cencelli guardano con attenzione allo scenario dell’area valsassinese-centro nord lariana. Perché, assicurano un paio di osservatori "bipartisan", tra le poltrone in qualche modo sacrificabili da parte del PD potrebbe esserci proprio quella di Pratobuscante. Nel qual caso riprenderebbe vigore la candidatura – ancora non formalizzata ma oggetto già oggi di tante voci – del confermato sindaco di Taceno Marisa Fondra, nome maggiormente gradito al centro destra rispetto a quelli decisamente più "Dem" di Scarpa e Agostoni.

Fantapolitica? Forse. Quel che è certo però è che ancora una volta le decisioni che contano in quest’area tanto vasta quanto poco popolosa potrebbero essere prese altrove.

 
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PROVINCIA/LE NUOVE REGOLE
Gli organi della "nuova" Provincia sono: il presidente della provincia, il consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci. Tutti gli incarichi sono a titolo gratuito.

Il presidente della provincia
ha la rappresentanza dell’ente, convoca e presiede il consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci, sovrintende al funzionamento degli uffici.
E’ eletto, in via indiretta, dai sindaci e dai consiglieri dei comuni della provincia; sono eleggibili i sindaci della provincia il cui mandato scada non prima di 18 mesi dalla data delle elezioni.
Il presidente resta in carica quattro anni . Il Senato ha introdotto la decadenza automatica in caso di cessazione dalla carica di sindaco.
L’elezione avviene sulla base di candidature sottoscritte da almeno il 15% degli aventi diritto al voto. Ogni elettore vota per un solo candidato ed il voto è ponderato.
E’ eletto il candidato che consegue il maggior numero di voti, sulla base della predetta ponderazione.

Il nuovo consiglio provinciale.

Il consiglio provinciale e’ composto dal presidente della provincia e da un numero di consiglieri variabile in base alla popolazione (da 16 a 10).
Svolge funzioni di indirizzo e controllo, approva regolamenti, piani, programmi e approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal presidente della provincia; ha potere di proposta dello statuto e poteri decisori finali per l’approvazione del bilancio.
Il consiglio provinciale e’ organo elettivo di secondo grado e dura in carica 2 anni; hanno diritto di elettorato attivo e passivo i sindaci e i consiglieri dei comuni della provincia.
Anche per tali cariche, il Senato ha introdotto la decadenza da consigliere provinciale in caso di cessazione dalla carica comunale.
Il voto anche in questo caso e’ ponderato. E’ prevista la presentazione di liste, sottoscritte da almeno il 5 per cento degli aventi diritto al voto. La lista e’ composta da un numero di candidati non superiore al numero di consiglieri da eleggere ne’ inferiore alla meta’.
Il voto non e’ pero’ attribuito alle liste, ma solo ai singoli candidati. Viene dunque stilata un’unica graduatoria e sono eletti i candidati che ottengono il maggior numero di voti, secondo la ponderazione.
Nasce l’assemblea dei sindaci.

L’assemblea dei sindaci
e’ composta dai sindaci dei Comuni della provincia. E’ competente per l’adozione dello statuto e ha potere consultivo per l’approvazione dei bilanci; lo statuto puo’ attribuirle altri poteri propositivi, consultivi e di controllo.

Le funzioni delle province.
Il provvedimento individua le funzioni fondamentali delle province:
a) pianificazione territoriale provinciale di coordinamento, nonche’ tutela (come introdotto dal Senato) e valorizzazione dell’ambiente, per gli aspetti di competenza
b) pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, nonche’ costruzione e gestione delle strade provinciali;
c) programmazione provinciale della rete scolastica
d) raccolta ed elaborazione dati ed assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali
e) gestione dell’edilizia scolastica (come previsto dal Senato)
f) controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunita’ sul territorio provinciale.

Viene, inoltre, delineato un complesso procedimento per il riordino delle funzioni attualmente esercitate dalle province, cui lo Stato e le regioni provvedono sulla base dei seguenti principi: individuazione per ogni funzione dell’ambito territoriale ottimale di esercizio; efficacia nello svolgimento delle funzioni fondamentali da parte dei comuni; sussistenza di riconosciute esigenze unitarie; adozione di forme di avvalimento e deleghe di esercizio mediante intesa o convenzione.
Norme specifiche riguardano le province montane, cui le regioni riconoscono, nelle materie di loro competenza, forme particolari di autonomia.

I tempi

In sede di prima applicazione, l’elezione del nuovo Consiglio provinciale avverrà entro il 30 settembre 2014 per le province i cui organi scadono per fine mandato nel 2014.
Nella prima fase, il nuovo Consiglio ha il compito di preparare le modifiche statutarie previste dalla riforma, che dovranno essere approvate dall’Assemblea dei sindaci entro il successivo 31 dicembre 2014.
Entro la medesima data, si procede alla elezione del Presidente della Provincia secondo le nuove regole; fino all’insediamento di quest’ultimo e, in ogni caso, non oltre il 31 dicembre 2014, restano in carica il Presidente della provincia in carica alla data di entrata in vigore della legge ovvero – qualora si tratti di provincia commissariata – il commissario, nonchè la giunta provinciale ai fini dell’ordinaria amministrazione e per gli atti indifferibili e urgenti; entro trenta giorni dalla scadenza per fine mandato o dalla decadenza o scioglimento anticipato degli organi provinciali, qualora tali eventi si verifichino dal 2015 in poi, come gia’ previsto dal testo approvato dalla Camera in prima lettura.
L’assemblea dei sindaci ha sei mesi di tempo a decorrere dall’insediamento del consiglio provinciale per approvare le modifiche statutarie necessarie.
In sede di prima costituzione degli organi, sono eleggibili anche i consiglieri provinciali uscenti.

 

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