IL DOMENICALE DI R.B./ASPETTANDO LITTLE BIGHORN



“A cavallo, guerrieri, oggi è un buon giorno per morire!”
Oglala (Cavallo pazzo) a Little Bighorn


La mia prima volta non fu un granché.

Avevo visto gli altri e ricevuto quattro istruzioni veloci, il minimo indispensabile per affrontare ciò che fino a quel momento rappresentava l’ignoto.

Non ero preparato ed arrivò quasi per caso, quindi non ebbi il tempo per capire se stava succedendo davvero.

Poi, in volo, il traguardo era quello di arrivare e rimettere i piedi per terra; altro non ricordo, se non le parole del mio partner ed una velocissima descrizione di quello che stava succedendo.

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La seconda andò meglio. Molto meglio.

E, soprattutto, fu consapevole.

Il pilota era tedesco, ma riuscivamo a capirci benissimo lo stesso. Seguendo le sue istruzioni capii l’importanza della calma in certe situazioni: ordinare, risistemare, verificare, ricontrollare.

VALSASSINA VISTA AEREA in voloNiente lasciato al caso. Saremmo stati entrambi appesi a quei fili per cui c’era poco da scherzare.

Poi, terminata una lunga serie di preliminari, facemmo quattro o cinque passi di corsa sul prato dietro la chiesetta di Giumello e fummo rapiti dall’aria.

Rispetto alla prima volta non fu una semplice planata verso il verde di Bindo. Il tedesco piegò la vela a sinistra e salendo passammo di fronte a Narro e Indovero; quindi sorvolammo Taceno e ci imbattemmo in una forte corrente ascensionale.

Vidi Vegno e Crandola comparire e sparire rapidamente e ci trovammo a volteggiare sopra Ortighera, poi sopra il Cimone.

Fu emozionante vedere i Posti Bellissimi dalla prospettiva del falco e della poiana nel silenzio dell’aria che teneva a galla nel cielo una vela colorata con noi appesi ai suoi fili.

Non so fin dove salimmo, ma ad un certo punto il freddo cominciò a farsi sentire per cui il tedesco manovrò il parapendio e lo costrinse ad abbandonare la sua ascesa che pareva infinita.

E tornai, non ricordo se e quanto felice, a rimettere i piedi per terra.

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Paracadute di LeonardoUno che frequentò le nostre contrade e che arrivava da un villaggio vicino a Firenze sosteneva che ogni uomo avrebbe potuto “gittarsi d’ogni grande altezza senza danno di sé” grazie ad una tenda di lino di sette metri di larghezza tenuta aperta rigidamente con quattro corde sugli angoli.

La teoria di Leonardo, peraltro, fu comprovata nel 2000 da Adrian Nicholas, un inglese che costruì un paracadute proprio come da Da Vinci disegnato e riuscì a tornare a terra con successo.

Nicholas, per la cronaca, morì nel 2005 a seguito delle ferite riportate in un atterraggio, diciamo così, un po’ troppo rapido mentre stava utilizzando una vela di ultima generazione.

La storia, invece, ci racconta che il primo uomo a lanciarsi con un paracadute ad ombrello fu un francese, Andrè-Jacques Garnerin. Il 22 ottobre 1797 si gettò nel vuoto da una mongolfiera toccando terra in un parco di Parigi.

Sembra che avesse progettato la sua macchina volante per fuggire da una prigionia.

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Risultati immagini per politici paracadutati

Lo sport del paracadutismo, in questi ultimi giorni è tornato prepotentemente di moda.

Onorevoli, senatori ed una schiera multicolore e chiassosa di aspiranti al cadreghino sono, talvolta loro malgrado ma in piena coscienza, costretti a cimentarsi in questa disciplina grazie ad una legge che ciascuno di loro ha cercato di costruirsi a misura propria e della tribù nella quale si trova a convivere.

E sorvolo sul fatto che le tribù siano diventate numerose, numerosissime e talvolta, pensate un po’, sono composte solo dal capo che si auto elegge e detta le regole affacciandosi con improbabile ottimismo su un accampamento desolatamente destinato a rimanere vuoto.

In ogni caso: ricordate?

Risultati immagini per italia crisiFabbriche che chiudono, criminalità e immigrazione sconsiderata; soffitti delle scuole che crollano, monumenti che si sgretolano, ferrovie che deragliano e immondizia che viene lasciata a marcire nelle strade; lavoratori che muoiono mentre si guadagnano il pane quotidiano, imprenditori che lottano contro una burocrazia asfissiante ed in alcuni casi assassina; ospedali che scoppiano mettendo a rischio la vita di medici e pazienti; la povertà che aumenta e qualche volta viene bruciata nei cartoni in cui cerca di rifugiarsi assieme ad esodati in guerra con la faraona che li ha costretti a camminare senza speranze in mezzo ad un mar rosso di vergogna; risparmiatori depredati da orde di sciacalli lasciati liberi di scorazzare su e giù per la penisola da una setta di guardiani compiacenti e conniventi il cui capo, guarda un po’, è stato recentemente confermato.

Beh, mentre tutto questo accadeva e accade, i capi tribù pensavano a come mantenere forti i confini della propria riserva e piene le tende dei loro amici; e degli amici dei loro amici.

Di tutto il resto chissenefrega.

Così adesso, tanto per fare un esempio, magari paracaduteranno una ex chierichetta toscana tra i vigneti e le mele dall’Alto Adige: no, non la mettono là dove i suoi parenti potentissimi hanno affossato i sogni di tante famiglie e dove correrebbe il rischio di un bel vadavialcu.

Poi ci sono anche i paracadutati per forza e forse anche loro malgrado.

Mettiamo che in un accampamento i capi tribù continuino a litigare e non trovino un accordo. E’ un posto sicuro, quindi fa gola a tutti, ma nessuno vuole che tocchi a quell’altro.

Nell’accampamento volano i coltelli e nessuno è intenzionato a sotterrare l’ascia di guerra.

Ragion per cui non resta che affidarsi a Manitou, l’Onnipresente: lui decide e ti sbatte fuori dal teepee.

Il capo adesso è un altro e devi obbedire a lui, a meno che la tribù non voglia fare la fine del settimo cavalleria al Little Bighorn facendo felici i tanti avvoltoi che volteggiano come oscuri parapendii sul deserto della politica.

E sopra le nostre teste.

Buona domenica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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