NELLA STORIA DELLA VALLE/1942, PAZZO PROGETTO: ALLAGARE LA VALSASSINA



PASTURO – Nel mese di luglio 1942 l’ingegner Mario Semenza di Milano propose di realizzare un lago artificiale in Valsassina per la produzione di energia elettrica. Il progetto prevedeva la costruzione di due bacini in centro Valsassina con l’invaso delle due conche naturali formate, la prima, dal fondovalle che dalla Folla porta al ponte di Chiuso (la “speculum Veneris” o conca di Pasturo) e la seconda tra Cortenova fino a Tartavalle. Era previsto uno sbarramento per la prima conca al ponte Chiuso mentre per il secondo bacino si pensava ad uno sbarramento lungo tre chilometri in zona Cortenova.

Un condotto forzato avrebbe portato tramite una galleria derivatrice il flusso d’acqua tra i due bacini e il torrente Pioverna sarebbe stato deviato e non avrebbe defluito più verso Bellano ma avrebbe passato tramite una galleria lunga cinque chilometri sotto il massiccio della Grigna arrivando al lago in un punto tra Varenna e Fiumelatte.

Per riempire i due bacini sarebbero state utilizzate le acque del Pioverna e quelle dei suoi affluenti di destra, i torrenti Troggia e Acquaduro ma anche le acque dell’Esino. Grazie alla deviazione verso il lago, a Varenna una centrale elettrica avrebbe prodotto circa 28mila cavalli nominali di energia elettrica.

Grazie a queste opere, sarebbe stata deviata pure la strada Provinciale e sarebbero state sommerse dalle acque 78 case coloniali e l’allegamento avrebbe avuto coprire il cimitero di Pasturo e l’annessa chiesetta di S. Andrea.

Intano, il secondo invaso avrebbe provocato la sommersione di vaste zone di terreno e quasi ottanta case coloniche, facendo scomparire pure le antiche terme di Tartavalle e danneggiando diversi stabilimenti industriali.

Furono proprio queste possibili conseguenze a preoccupare vivamente i valsassinesi che avrebbero visto modificata la parte mediana della Valle con distruzione in parte dell’industria zootecnica oltre che al turismo.

A fare opposizione al progetto è stato il rettorato provinciale, l’Ente provinciale del turismo e tutti i Comuni della Valsassina, oltre agli enti ecclesiastici e circa cinquecento privati. Il progetto, per fortuna, non è andato a buon fine.

F. M.

 

 




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