IL CASO/RACCONTARE I FATTI NON È “FARE POLEMICA”: È UN DOVERE PROFESSIONALE

In molti contesti locali resiste l’idea che scrivere ciò che è scomodo equivalga a creare problemi, o che “se nessuno si è fatto male” allora non ci sia nulla da dire. È un pensiero comprensibile sul piano umano, ma profondamente sbagliato sul piano civico.

Un giornalista non scrive per alimentare tensioni: scrive perché la comunità ha diritto a sapere ciò che accade nello spazio pubblico. Anche quando si tratta di episodi minori, anche quando qualcuno preferirebbe che restassero non detti.

Cosa dice la deontologia professionale: quando una notizia c’è, va data.

Il lavoro giornalistico in Italia è regolato da norme e principi chiari:

– Articolo 21 della Costituzione: tutela la libertà di informazione e il diritto dei cittadini a essere informati.
Legge sulla stampa (L. 47/1948): la stampa ha il compito di diffondere notizie di interesse pubblico.
Testo unico dei doveri del giornalista: obbligo di verità sostanziale dei fatti; obbligo di rilevanza sociale dell’informazione; obbligo di non omettere informazioni essenziali; divieto di cedere a pressioni o richieste di silenzio.

A questo si aggiunge un principio fondamentale dell’etica professionale: il giornalista valuta, dapprima, quando una notizia riveste effettivamente un rilevante interesse pubblico e, successivamente, quali particolari relativi a tale notizia sia essenziale diffondere al fine di svolgere la funzione informativa sua propria. La diffusione di un determinato dato può essere ritenuta necessaria quando la sua conoscenza da parte del pubblico trova giustificazione nell’originalità dei fatti narrati, nel modo in cui gli stessi si sono svolti e nella particolarità dei soggetti che in essi sono coinvolti.

Questo significa che non è il fastidio di qualcuno a stabilire cosa debba essere pubblicato, ma la combinazione di interesse pubblico, verità dei fatti, rilevanza degli elementi e contesto in cui l’episodio avviene.

Perché il silenzio non protegge nessuno.

Non raccontare ciò che accade non evita i problemi: li nasconde. E ciò che si nasconde, spesso, si ripete.

Informare significa rendere visibili le criticità, permettere alla comunità di discuterle, creare consapevolezza, favorire interventi e soluzioni.

Il silenzio, invece, crea solo opacità, sfiducia e un clima in cui chi segnala un problema viene percepito come un disturbatore.

Il compito del giornalista

Il giornalista non è lì per giudicare, ma per raccontare ciò che c’è, senza aggiungere e senza togliere. Non è lì per compiacere, ma per servire la verità dei fatti. Non è lì per proteggere qualcuno dal disagio, ma per proteggere la comunità dal non sapere.

Concepto de energúmeno - Definición en DeConceptos.comE quando una notizia esiste, è verificata e riguarda lo spazio pubblico, non pubblicarla sarebbe una mancanza professionale. Dunque, se davanti a un fatto di cronaca come un incidente stradale, al quale assistono molte persone e che oltretutto si verifica proprio nel tratto che ha suscitato discussioni in un recentissimo consiglio comunale, se in quel caso un energumeno affronta a muso duro il cronista “ordinandogli” di non scriverne perché “non frega un c…. a nessuno e tanto poi lo farai sbagliando”, ecco NO: il giornalista non prende ordini da nessuno ed è tenuto a riferire quel che vede – rispettando quanto evidenziato in questo editoriale.

E chi prova a impedirglielo, con volgarità e toni minacciosi, lui sì può e deve subire conseguenze.

VN