MOGGIO – Venerdì 2 gennaio 2026, il moderno salone parrocchiale di Moggio, gremito fino ai limiti della capienza, ha ospitato la proiezione del documentario “Io mi chiamo Agostino”, realizzato dal videomaker Emanuele Campidoglio. Una serata intensa e partecipata, nata per rendere omaggio a don Agostino Briccola in occasione dei 40 anni di servizio pastorale alla guida della parrocchia di Moggio.
Il docufilm propone una lunga e stimolante intervista nella quale don Agostino ripercorre le tappe fondamentali del suo cammino ecclesiale: dagli anni di formazione in seminario, passando per il delicato e impegnativo incarico svolto a Opera, cittadina a sud di Milano, fino all’arrivo in Valsassina nell’estate del 1985. Proprio da quel momento ha avuto inizio una storia profonda e duratura con la comunità di Moggio, fatta di ascolto, dedizione e presenza costante. Nel documentario trovano spazio anche numerose testimonianze di stima e affetto, che raccontano il legame speciale costruito negli anni tra il parroco e i suoi fedeli. Voci diverse, unite da un sentimento comune di gratitudine, hanno contribuito a delineare il ritratto umano e spirituale di una figura diventata punto di riferimento per l’intero paese.
La serata è stata condotta da Luciano Buschi, che ha accompagnato il pubblico sia durante la proiezione sia nel momento di confronto finale. A seguire, un botta e risposta con il videomaker Emanuele Campidoglio ha permesso di approfondire la genesi del progetto e le emozioni vissute durante le riprese.
Particolarmente toccante il breve intervento conclusivo di don Agostino, visibilmente commosso, che ha voluto ringraziare con semplicità e calore tutta la Comunità di Moggio per l’affetto ricevuto e per il cammino condiviso in questi quarant’anni.
Il finale ha trasformato l’emozione in festa: sulle note della marcia di Radetzky, il pubblico si è lasciato coinvolgere in un lungo e caloroso applauso, chiudendo la serata in un clima di gioia e partecipazione collettiva. Un evento che resterà a lungo nella memoria della comunità, come segno di riconoscenza e affetto verso il suo parroco.
G.P. e Luciano Buschi
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