PREMANA – Che il modello su cui per decenni si è retta la Casa Madonna della Neve non sia più sostenibile lo ammette apertamente lo stesso presidente, Giovanni Bellati. La RSA di Premana, è stato detto senza giri di parole, non può più essere gestita come una volta: i costi aumentano, la burocrazia pesa, la sanità è cambiata e “i tempi dei volontari sono passati”.
Eppure, proprio da questa constatazione nasce il principale controsenso emerso durante l’assemblea pubblica sul futuro della struttura.
La gestione cambia, la richiesta al paese no
Per evitare la chiusura, la Casa Madonna della Neve cesserà di essere gestore diretto della RSA, affidandosi al supporto gestionale di Casa dei Ragazzi di Olgiate Molgora. Una scelta definita necessaria e responsabile.
Ma se la gestione operativa passa ad altri, al paese continua a essere chiesto di restare il perno della struttura:
volontariato, manutenzione straordinaria dell’immobile, presenza diurna, attività sociali, coinvolgimento comunitario. In altre parole, si perde il controllo, ma non il carico.
Le parole del presidente
È lo stesso Bellati a sintetizzare la logica dell’operazione con una frase destinata a far discutere: “Preferisco essere accusato di aver fatto perdere il controllo della casa di riposo a Premana piuttosto che di essere quello che l’ha fatta chiudere”.
Una dichiarazione che chiarisce il contesto emergenziale, ma che lascia poco spazio a un’alternativa reale: più che una scelta strategica, quella presentata appare come l’unica via rimasta, con tutte le conseguenze che questo comporta.
Costi crescenti e soluzioni rinviate
Nel frattempo, i numeri continuano a pesare. La retta giornaliera è salita da 67 a 80 euro, mentre la struttura affronta costi sempre più elevati per servizi infermieristici, adeguamenti informatici e gestione amministrativa. A ciò si aggiunge una questione strutturale riconosciuta da tutti: gli immobili non sono più idonei e non offrono prospettive di lungo periodo. Una consapevolezza condivisa, ma senza un progetto concreto e finanziato già definito.
Casa dei Ragazzi: supporto, non soluzione
Casa dei Ragazzi, ente del terzo settore senza scopo di lucro, ha chiarito di non investire sull’immobile e di non avere la possibilità di risolvere il problema strutturale. Il contributo è principalmente organizzativo e professionale.
Un aiuto importante, ma che non scioglie il nodo centrale: chi si farà carico, domani, delle scelte più onerose e impopolari?
Progetti futuri ancora sulla carta
Tra le prospettive citate c’è anche l’idea di sviluppare, quando sarà possibile, un centro diurno con apertura giornaliera dedicato ai geriatrici invalidi. Al momento, però, si tratta di una fase esplorativa: Casa dei Ragazzi ha avviato richieste in Provincia per conoscere il numero di invalidi sul territorio.
Un’ipotesi che guarda avanti, ma che non rappresenta una risposta immediata e non chiarisce né tempi né risorse.
Il nodo irrisolto
Il messaggio finale resta chiaro: Premana non può disimpegnarsi.
Ma è proprio qui che il ragionamento si incrina. Se la RSA è ormai un’azienda sanitaria complessa, che richiede competenze professionali e risorse importanti, è legittimo continuare a chiedere al paese ciò che si ammette non essere più sufficiente?
La Casa Madonna della Neve non chiuderà
Ma il rischio è che, dietro il linguaggio della responsabilità e della comunità, si nasconda l’ennesima richiesta di sacrificio a un paese che, ancora una volta, viene chiamato a colmare le lacune di un sistema più grande.
C.A.M.













