LUPI IN VALLE/PREVENIRE, NON IGNORARE: L’INCONTRO IN COMUNITÀ MONTANA

BARZIO – Il lupo è ormai una presenza stabile anche in Valsassina. A confermarlo non sono solo i monitoraggi ufficiali, ma i fatti: due attacchi in poche settimane a Mezzacca (Cassina), tre pecore uccise nel primo episodio e altre due nella predazione più recente. “Da gennaio ho effettuato otto o nove sopralluoghi per predazione solo in provincia di Lecco”, ha spiegato Claudia Facchini, biologa di ERSAF e responsabile per Lecco e Como delle predazioni da grandi carnivori. “Un’azienda, quella di Mezzacca, ha già subito due attacchi: non aveva sistemi preventivi. Era matematico che i lupi sarebbero tornati”.

La serata informativa “Montagna condivisa: convivere in alpeggio tra lupo, cani e presenza umana”, organizzata da ATS Brianza con il patrocinio della Comunità Montana Valsassina Valvarrone Val d’Esino e Riviera e la partecipazione di ERSAF Lombardia e DifesAttiva, ha richiamato allevatori, tecnici e amministratori. Un incontro necessario, perché – come ha ricordato Facchini – “nel 2021 in Lombardia avevamo quattro unità riproduttive di lupo, nel 2024 sono diventate ventotto. L’espansione è rapida, ma non sorprende: la regione ha ancora molto territorio libero”.

Il messaggio della serata è stato chiaro: non si può più ignorare la presenza del lupo, ma si può e si deve prevenire. “Possiamo discutere per mesi se sia giusto o no che ci sia, ma alla fine il lupo c’è e dobbiamo tenercelo”, ha detto Facchini. “Siamo ancora in una fase in cui possiamo tutelarci: fatelo adesso, prima dell’alpeggio”. La biologa ha spiegato come i lupi conoscano il territorio “meglio di noi”: “Sanno dove sono gli animali, dove ci sono cani e recinzioni. Prima vanno dal vicino se è più facile, ma questo non significa che non proveranno anche da voi. Se insegniamo al lupo che da voi non si mangia facile, non torna”.

ERSAF mette a disposizione recinzioni elettrificate, dissuasori acustici e luminosi, elettrificatori e batterie in comodato d’uso gratuito. “Finché c’è un servizio gratuito, va sfruttato”, ha ribadito Facchini. “Io stessa porto il materiale agli allevatori e vado in alpeggio a montare le reti insieme a loro”. Fondamentale anche l’uso dei ricoveri notturni: “La notte è il momento con più predazioni nei nostri territori. Chi ha ricoveri deve usarli, anche se è faticoso aprire e chiudere ogni giorno”.

La veterinaria Antonella Fiore (ATS Brianza), esperta in comportamento animale, ha dedicato il suo intervento alla gestione dei cani da protezione del bestiame: “I cani da lavoro devono essere preparati a lungo: funzionano solo se si fanno scelte corrette sul cane, sull’educazione e sulle sequenze giuste. Basta un anello che si rompe e la catena non funziona più”. Fiore ha ricordato le differenze tra razze: “Le razze europee tendono a non allontanarsi dal gregge; quelle asiatiche sono selezionate per territori molto ampi e si allontanano di più” e ha messo in guardia da un errore comune: “Non possiamo pensare di prendere un cane e che questo sappia fare il suo lavoro. L’educazione deve basarsi sulla relazione, non sulla coercizione: un cane spaventato diventa timoroso e quindi più aggressivo”.

Maria Luisa Vielmi, tecnico di DifesAttiva, ha illustrato le corrette strategie antipredatorie e il ruolo dei cani da guardiania: “Con i cani non esiste un interruttore: si lavora sull’individuo, non sulla razza. Ogni cane ha una personalità e una storia. Non tutti possono avere cani da protezione: richiedono competenze, costanza e un ambiente adatto”. Facchini ha insistito sull’importanza della denuncia: “Se non denunciate, Regione Lombardia non vede il problema. Senza verbali, per la Regione il lupo non c’è”. E ha ricordato che la Lombardia indennizza anche gli hobbisti, oltre a rimborsare animali feriti, recinzioni rotte, smaltimento carcasse e spese veterinarie: “In altre regioni, senza sistemi preventivi non vieni rimborsato. In Lombardia sì, almeno per ora”.

La conclusione della serata è stata un appello alla responsabilità condivisa: “Siamo in una condizione in cui possiamo ancora tutelarci. Se continuiamo a tenere gli animali liberi senza controllo, i lupi si abitueranno a mangiare facile e continueranno a tornare”.

Il presidente della Comunità Montana Fabio Canepari ha raccolto la richiesta di replicare l’incontro in altri territori, per informare non solo gli addetti ai lavori ma anche chi frequenta la montagna: “Serve conoscenza, perché tra favole del villaggio e social network sembra che i lupi qui siano quelli di Yellowstone. Non è così, ma il problema esiste e va affrontato con serietà”.

RedAmb