UN RE MIDA ALLA ROVESCIA: CHIUSA LA BREVE CAMPAGNA DI ZAMPERINI IN VALLE

Come un Re Mida alla rovescia: si chiude così la breve campagna di Zamperini in Valsassina.
Come se le tessere che ha affibbiato qui e là si siano alla lunga rivelate una maledizione.

Pomi e Zamperini  

L’ultima in ordine cronologico è quella di Parlasco. Che ha radici lontane. A partire da quando il buon Renatino Busi, appena dopo essersi fatto eleggere vicepresidente del BIM con i voti della Lega, decide di passare sotto le insegne meloniane con tanto, appunto, di tessera. Zamperini lo convince poi a sfiduciare il sindaco di Parlasco Dino Pomi, leghista. Con un disegno chiaro: attraverso la caduta di Pomi mandare a casa anche Fabio Canepari, assessore di Parlasco nonché presidente della Comunità Montana. Da lì sarebbe dovuta partire la scalata per portare ai vertici di Prato Buscante il sempre fedele Michael Bonazzola da Dervio.

Schierano così contro il Pomi la candidatura di Luca Liberi, dirigente proprio degli enti locali di FdI Lecco, suscitando le ire della Lega. Liberi (peraltro già respinto a Sueglio, dove Sandro Cariboni provò a sponsorizzarlo come suo successore) del resto – e lo diciamo senza ironia – è uno dei pezzi più grossi della dirigenza meloniana in provincia di Lecco.

Ma questo non basterà, e Pomi trionferà, nonostante Renatino si sia dato da fare per il caro Luca. Morale: la strategia per rovesciare la Valle, si è rivelata, manco a dirlo, un’ubriacatura. Politica, si intende.

Segue da vicino, questo di Parlasco, un altro strafalcione: quando fecero capo dei fratellini per tutta la Valsassina il sindaco deposto Adriano Airoldi, giusto per fare un dispetto a Silvana Piazza della Lega. Peccato che il fumantino Airoldi fu tra i primi sostenitori della candidatura a presidente della Provincia di Fabio Vergani, in contrapposizione ad Alessandra Hofmann espressione di tutto il centro destra unito.

In mezzo alla narrazione dovremmo mettere episodi minori, come assemblee a Barzio con la contestazione di assessori regionali invitati per prendere applausi e uscito con un bagaglio di dure critiche. O di quando lo Zamperini salì sul palco di una premiazione di gara Skyrunning facendosi il nodo al fazzoletto (non impeccabile) davanti a tutti in segno di promessa di denari per i sentieri. Risorse di cui deve essersi dimenticato, con l’allentarsi del nodo. Ma che alla fine sono arrivate lo stesso tramite Mauro Piazza, quello che Zampe avrebbe voluto scacciare dalla Valle.

Ma giungendo alla conclusione, lo “schiaffo di Parlasco” costerà caro ai sodali di Zamperini.
I sindaci hanno già decretato: non si gioca con le istituzioni, fuori la politica dalla CM, riprendiamo in mano l’iniziativa forte anche del responso delle urne. I cittadini, a Parlasco, hanno dato un segnale chiaro: non si viene da fuori a fare giochetti di potere, senza un radicamento vero, pensando che i voti che si prendono per Roma siano buoni lo stesso per il territorio.

Gianola e Bonazzola, assessori FdI in Comunità Montana. “Purga” in arrivo?

E così per il rinnovo del presidente Canepari che si terrà a giugno, qualcuno parla già di “pulizie di primavera inoltrata”, un patto civico serio che metta alla porta sabotatori ed eterodiretti in favore di un riequilibrio di territori e di competenze, al di là delle tessere, a prescindere dalle appartenenze.

Uno strappo che, come dicevamo all’inizio, segna la fine di un tentativo rocambolesco. Segna anche un acuirsi dei non semplici rapporti tra Lega e meloniani, che avrà ripercussioni ovunque. E segna forse pure un ridimensionamento di Zamperini dentro al suo partito, dove il tentato golpe in Valle rischia di trasformarsi nel boomerang che lo potrebbe togliere anche dalla scena di pianura. A proposito, alle comunali di Lecco i candidati “targati Zampe” sono andati male – superati da chi era sponsorizzato dalla corrente di Fabio Mastroberardino aiutato dal valsassinese Antonio Pasquini – quest’ultimo storico avversario di area dell’ambizioso consigliere regionale.

Il Lasco 2026

 

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