Cassa integrazione: prevenire e’ meglio che curare



Veramente poche le armi in mano ai lavoratori per combattere questi gravi pesi che gravano sempre più su di ogni bilancio familiare. E a volte oltre all’enorme danno arriva anche la beffa. La cassa integrazione è un istituto previsto dalla legge, una prestazione economica erogata dall’Inps in favore dei lavoratori che per un determinato motivo perdono l’obbligo di eseguire la prestazione lavorativa o che lavorano a orario ridotto; esistono due tipi di cassa integrazione: quella ordinaria e la straordinaria. L’ordinaria è chiesta a causa di eventi transitori non imputabili all’imprenditore o agli operai, come una crisi temporanea di mercato, ha una durata massima di 52 settimane nel biennio mobile e di 13 settimane consecutive prorogabili ad ulteriori 13, mentre quella straordinaria può essere disposta nei casi di ristrutturazione, di crisi aziendale e di particolare rilevanza settoriale o territoriale.

Oltre al danno della cassa integrazione ci sono parecchi casi, segnalati anche in Valle, di una clamorosa beffa: quando si usufruisce della C.I. in pratica si diventa quasi “dipendenti” anche dell’Inps avendo così due datori di lavoro, l’Inps stesso e la propria azienda. Quindi bisogna presentare due moduli per la dichiarazione dei redditi avendo due redditi ben distinti; una norma poco chiara e in qualche modo discutibile ma che purtroppo bisogna conoscere bene, quindi è meglio sempre informarsi o chiedere direttamente ai sindacati per evitare multe.

Purtroppo per chi non ne è a conoscenza e quindi procede con la normale dichiarazione dei redditi scattano pesanti sanzioni: cartelle che sono recapitate anche anni dopo, contenenti multe di migliaia di euro che non fanno altro che alleggerire i portafogli dei lavoratori dipendenti – difficilmente già strabordanti.

Tramite i sindacati si riescono ad avere degli sconti o una rateizzazione della sanzione, ma la multa più o meno pesante resta, come resta anche l”accusa” di evasione fiscale maturata assurdamente in un periodo di cassa integrazione; certamente la legge non ammette ignoranza e questa norma andrebbe conosciuta, ma gli operai non fanno i commercialisti e la disinformazione in merito finisce solo per riempire le casse dello Stato. Se nemmeno chi potrebbe aiutare in prima persona con le proprie conoscenze i lavoratori lo fa è davvero difficile stabilire da che parte regna l’ignoranza.

 




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