IN KOSOVO CON I KOSOVARI DELLA VALSASSINA



Molti di loro che in Valsassina abitano a Ballabio, Barzio, Pasturo, Introbio, Primaluna e Cortenova, sono ritornati nelle località d’origine per le festività di Natale e quelle di inizio nuovo anno. Anch’io da anni, in Valsassina, frequento persone originarie del Kosovo con le quali, nel corso del tempo, si è creato un ottimo rapporto di amicizia e, grazie all’invito di un amico, ho potuto trascorrere circa due settimane nel più giovane Stato d’Europa.

In gran parte di questa terra sono ancora, purtroppo, ben visibili le ferite lasciate dal conflitto scoppiato nel 1999: si notano, infatti, soprattutto nelle zone collinari e montuose edifici semidistrutti, resti di fabbriche date alle fiamme dalle milizie serbe e altre rovine ma, la popolazione locale, nonostante le numerose difficoltà finanziarie ed allo stesso tempo animata da tanta voglia di ricominciare, anche se lentamente, sta procedendo alla ricostruzione.

La mia permanenza in Kosovo è stata piacevole e caratterizzata soprattutto nel soggiorno a Letnica, piccolo ma caratteristico villaggio di montagna ed in frequenti visite nella vicina Stubbla. Il villaggio di Letnica è attraversato da un torrente e dominato dal bellissimo Santuario della Madonna di Letnica, la cui costruzione risale al 1866; in questo villaggio, dove la popolazione svolge attività prevalentemente agricole, si trova un unico esercizio commerciale che, allo stesso tempo,  svolge le funzioni di negozio di alimentari e bar. A cinque minuti di macchina si trova il paese di Stubbla, che conta una popolazione di circa tremila persone, di cui duemila si sono trasferite all’estero per motivi di lavoro ma 1200 circa risiedono nella sola provincia di Lecco con una buona presenza in Valsassina.

A Stubbla si trovano bar, ristoranti e un piccolo supermercato.

La popolazione che, in questa parte del Kosovo, è in prevalenza di lingua albanese e religione cattolica con me si è rivelata molto ospitale e cordiale: molti abitanti mi hanno invitato nelle proprie abitazioni ed in ogni casa mi venivano offerti caffè locale, dolci del posto e frutta. Nonostante presentavo evidenti difficoltà linguistiche, con gli abitanti del posto, soprattutto grazie ai kosovari della Valsassina, si è da subito instaurato un buon rapporto, con la soddisfazione della popolazione locale, quando pronunciavo delle parole nella lingua del posto. Insieme ai kosovari della Valsassina che per me sono stati una guida preziosa, ho potuto visitare altre località, tra cui le grotte di Gadime e le città di Viti e Gjilan. Nelle città gli effetti della riscostruzione post-bellica sono ben evidenti e, tra l’altro, sono sorti centri commerciali, banche, ristoranti, rotonde e distributori di carburante che si incontano ad ogni angolo. Nelle città ci sono grandi mercati settimanali in cui si possono trovare generi di ogni specie, compreso legname e animali da allevamento vivi che si possono acquistare direttamente sul posto.

Un accenno particolare merita la capitale dello Stato, Pristina (Prishtine), dotata di ogni tipo di servizio e che si presenta come una moderna città occidentale.

In conclusione non posso non dire "grazie Kosovo!" o meglio "shume faleminderit Kosova!"  

Marco Combi


 

 
 

 




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