QUEL CHIMICO CHE AMAVA TANTO LA VALSASSINA



Aveva 54 anni, da sempre amava le vette, i passi, la quiete dei nostri monti e il casino dentro ai rifugi. Noi che non lo conoscevamo direttamente abbiamo potuto farci un’idea della persona visitando il sito internet del Rifugio Buzzoni, guardando i video e le foto, leggendo le interviste e gli articoli che riguardano la sua svolta – un po’ forzata dagli eventi ma tanto positiva per il suo morale. Fino a sabato 6 febbraio 2010, la tragica giornata della sua scomparsa.

Entrare nel mondo di Mariani consente di scoprire un volto arguto, occhi vivaci, sentire una voce meravigliata dalla natura, dalla tanta neve del febbraio 2009. In quel video, presente in questa pagina, in cui l’urlo "Orco cane!…" sembra quello di un bambino felice, in mezzo al suo elemento preferito. Lo stesso che disgraziatamente lo ha tradito ieri, quando è andato a scavare una traccia, da solo, fuori dal rifugio. Una massa enorme di neve lo ha travolto e sepolto lì, a pochi metri da quella che era diventata da un po’ la sua nuova casa.

Un epilogo drammatico proprio quando la vita sembrava aver ridato ad Antonio Mariani gli stimoli giusti, la voglia di rimettersi in pista con un progetto, in un mondo ideale, bello, ben distante dall’ufficio e dall’impiego trentennale che lo aveva tradito a 50 anni.

Amara la vita. Il secondo tradimento, quello purtroppo definitivo, gli è arrivato proprio qui, dentro al canalone del Gandazzo, nel bel mezzo del suo sogno di una vita migliore.

Nel video tratto dal sito internet del "Buzzoni" Mariani e l’amico Giacomo Corrado nella zona della slavina. Sotto, un recente articolo tratto
da "Famiglia Cristiana" dedicato alla storia di Antonio Mariani (sempre di Famiglia Cristiana la foto qui sotto, scattata da Attilio Rossetti e gentilmente concessa dall’ufficio iconografico del settimanale).


 

FAMIGLIA CRISTIANA n° 05 – gennaio 2010

COME TROVARE LAVORO E SODDISFAZIONE IN ALTA QUOTA

AL RIPARO DEL RIFUGIO

Antonio Mariani, ex perito chimico, ha trovato la forza di ricominciare a 50 anni. Realizzando anche qualche sogno di gioventù, come fare il cuoco e vivere in montagna…

«Sono le 4.15 e sta albeggiando, esco dalla camera, dieci passi e sono in cima, si sente il sibilo del vento e fa un freddo barbino: – 8°. All’orizzonte, da una parte la pianura e dall’altra le cime più alte e la nebbia che si alza a velocità sostenuta. Sopra di me un cielo colmo di stelle. Sono le 5 e mi sembra di raggiungere le nuvole: è una sensazione difficile da spiegare, il sole sta dando alle distese di nebbia tutti i suoi colori».

Sono queste le impressioni del primo giorno di lavoro di Antonio Mariani, che dopo trent’anni come perito chimico, perso il lavoro si è ritrovato a gestire da solo un rifugio: «Da disoccupato a “rifugista per caso” il mio sogno si sta avverando: sarà impegnativo, molto impegnativo, ma “con forza e umiltà”, come dice il titolo del libro uscito per il 25° del Cai di Introbio, cercherò di far fronte a ogni difficoltà. Chiedendo aiuto al Signore, Dio dei cieli».

Antonio si presenta così in queste poche righe appese alle pareti profumate di pino del rifugio Giuseppe Buzzoni, quota 1.590 metri, raggiungibile dai piani di Bobbio o da Introbio in Valsassina, provincia di Lecco. Antonio è un uomo semplice, schivo. Fare due chiacchiere con lui non è impresa facile, indaffarato com’è tra il camino e i fornelli dove cuoce pizzoccheri e selvaggina. Ci concede qualche battuta, l’orecchio teso a ogni rumore: uno scricchiolio di scarponi sulla neve potrebbe annunciare l’arrivo di qualche amico del Cai che viene a dargli una mano o di un cliente, vecchio o nuovo che sia.

Antonio è di poche parole, ma di quelle che ti lasciano il segno. Il libro del Cai è il suo vangelo. Ci vuole coraggio e fiducia per ricominciare tutto da capo. Rimasto disoccupato con una famiglia da mantenere, la moglie Laura e i figli Giada e Simone, dopo un’inutile trafila di colloqui decide di tentare l’avventura e quattro anni fa, su invito del Cai di Introbio, riapre il rifugio Buzzoni che da tre anni era chiuso per mancanza di un gestore.

«Rifarsi una clientela non è stato facile». Oggi, al suo quarto inverno quassù, Antonio non ha dubbi. Non tornerebbe indietro nonostante le difficoltà: il freddo, la solitudine, gli approvvigionamenti da fare a spalla, le alzatacce alle quattro del mattino per venire da Paderno Dugnano, periferia nord di Milano, a tenere aperto il mercoledì e nei fine settimana. Ma, insieme ai sacrifici, la soddisfazione di farcela. Con l’aiuto di tutti. E un sogno di gioventù: «Fare il capanatt, cioè il gestore di rifugi; e dedicarmi alla cucina, l’altra mia grande passione dopo la montagna».

Un’impresa al limite del possibile

Coraggio e fiducia sono le sue stelle-guida: «Il coraggio che ci vuole quando sei qui isolato e fuori infuria la tempesta. L’anno scorso con due metri di neve bisognava aprirsi il sentiero per sé e per gli ospiti». E poi la fiducia: «Capita il giorno in cui fino alle due del pomeriggio non arriva nessuno». Allora Antonio guarda fuori, verso il crocifisso in ferro della piccola cappella che dà sulla valle. Al di là di un grosso faggio si vedono le Grigne e questo piccolo pezzo di terra sembra la prua di una nave affacciata sull’infinito. Arriva un cliente, un altro ancora, e il rifugio si anima. Antonio scompare in cucina e riappare con un piatto di pizzoccheri, il fiasco del vino e i dolci che sono la sua specialità.

Riattizza il fuoco e si rinnovano amicizia e serenità. Oggi è salito a trovarlo Angelo Bascialli, classe 1942, che questo rifugio l’ha costruito trent’anni fa con il gruppo del Cai di Introbio. Angelo conosce ogni pietra, ogni trave di questa casa “costruita sulla roccia”; o sul “crespone”, come dicono qui. Il rifugio è intitolato a Giuseppe Buzzoni, classe 1940, giovane promessa dello sci di fondo italiano, morto ventenne in un incidente sul lavoro 50 anni fa.

Costruire il rifugio Buzzoni è stata un’impresa al limite del possibile: trasportare a spalla le pietre, macinare i sassi per la ghiaia del calcestruzzo, trascinare su per i pendii i tronchi di larice per la “terzera” del tetto, «tronchi che devono essere diritti come un cero pasquale». Imprese d’altri tempi, fatte da gente di montagna, appassionata a questa vita sempre in salita, sospesa tra terra e cielo. E ogni scusa è buona per ritrovarsi quassù tra gli amici.

Ospiti di Antonio, naturalmente, che durante le lunghe notti invernali studia il programma per il 2010: un San Valentino a lume di candela, la “ciaspolata” di Pasqua e, per l’estate, una serata musicale e la settimana delle stelle cadenti (www.rifugiobuzzoni.it, telefono 0341/98.11.75, cell. 333/58.80.055). Poi tornerà l’autunno e i faggi vestiranno la loro splendida livrea. Allora l’Angelo Bascialli e gli amici del Cai di Introbio faranno ad Antonio la scorta di legna per l’inverno.
Entra un altro cliente. Antonio scompare in cucina. Gli rubiamo ancora due parole, due silenzi da quegli occhi che dicono caparbietà, fiducia e ironia. Come dice il libro del Cai, la formula della vita è “P = F x E al quadrato”, dove P sta per Provvidenza, F per Fede ed E per Entusiasmo.

Il grande alpinista Riccardo Cassin, scomparso un anno fa (1909-2009) ha lasciato scritto agli amici di Introbio: «È rimasto lo spirito di una vita che non ha età e che non muore mai: vigorosa come l’entusiasmo, forte come la lotta rispettosa con le montagne, bella come una vetta inondata di sole, sacra come la vita». Entusiasmo e vita che Antonio Mariani ha ritrovato qui e che comunica a chiunque voglia venire a trovarlo.

 

 

 




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