Villa De Vecchi 2: la casa del custode



Guardando in faccia la Villa De Vecchi a Cortenova non si può non notare sulla sinistra verso Bindo la casa del custode, ciò che rimane di una bella costruzione in stile montano molto segnata dagli anni, forse molto più malmessa della villa stessa nonostante sia stata abitata per molto più tempo, dalla famiglia Negri, fino dopo la metà del secolo scorso.

Se l’area dove sorge la grande villa è denominata Campiano, dove c’è la casupola del custode non può che chiamarsi Campianino, nome che deriva dai tratti pianeggianti di prato (campo piano) presenti in quella zona in mezzo a collinette e scarpate. Il progetto del cascinale era già presente nel primo progetto di Alessandro Sidoli della villa De Vecchi, sicuramente particolare era la sua conformazione nata dall’ingegno di Sidoli e dalla passione di Felice De Vecchi per l’oriente, fatto testimoniato anche dai suoi numerosi viaggi.

Sotto una cartolina del cascinale di inizio secolo

Il cascinale fu costruito indicativamente durante l’anno 1860 seguendo le indicazione del conte tratte dai suoi viaggi in medio oriente; la famiglia del custode ci si trasferì appena furono conclusi i lavori, prima era ospitata in un’ala al pian terreno della villa. La costruzione non nascondeva uno spiccato stile arabo: negli archi del porticato, nel disegno delle finestre, nell’intonaco esterno a righe ma soprattutto nella cupola tipica delle costruzioni orientali religiose. Basta poco per immaginare lo stupore di chi transitando sulla mulattiera tra Bindo e Cortenova, immerso nel verde e nelle montagne, si trovasse davanti ad una costruzione in tutto e per tutto araba. A

lla fine del 1800 sia per ragioni strutturali che per ragioni estetiche gli eredi ristrutturarono il cascinale cancellando ogni traccia di arabismo: furono costruiti annessi alla casa del custode una scuderia per i cavalli, un fienile, una legnaia con laboratorio e, a testimonianza del rinnovato amore per la patria della famiglia De Vecchi, veniva collocata davanti alla cascina un’asta portabandiera alta oltre venti metri. Durante il restauro inoltre venne demolita definitivamente la cupola e vennero occidentalizzate sia le finestre che l’esterno del cascinale nonché reintonacato tutto l’edificio con decorazioni in finto legno. Il tetto venne rifatto in pietre, uno stile montano sicuramente consono al luogo anche se la trasformazione ha cancellato per sempre lo stile, il genio e l’ecletticità dei suoi realizzatori originali.

Il cascinale fu abitato fino ad oltre la metà del secolo scorso dalla famiglia Negri – custodi della villa da generazioni. Appena anch’essi lasciarono Campiano pure la casa del custode finì a poco a poco in rovina: in parte per crolli che già poco dopo la sua costruzione crearono non pochi problemi ai De Vecchi, sia per l’opera dei vandali che, senza rispetto né compassione, hanno imbrattato e semidistrutto anche la Villa.
 

Sotto: la casa del custode in una foto nel suo aspetto originale e oggi
(immagine tratta dal libro “Villa De Vecchi, riscoperta di un capolavoro)

 

 

(2 – continua)

 




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