Le origini del culto di S. Mauro



San Mauro viene festeggiato solitamente a Cortenova in coincidenza con il 25 aprile anche se il santo viene ricordato sul calendario il 15 gennaio (la leggenda racconta che da quando la festa fu spostata, anche per non farla cadere nel bel mezzo dell’inverno, S. Mauro per vendicarsi dell’affronto portò la pioggia nel giorno della sua festa rimandata). Si può dire che sia quasi un classico che durante la festa di Cortenova almeno un giorno piova e anche quest’anno la tradizione non è stata smentita.

Mauro, discepolo di San Benedetto, era figlio di un nobile romano ed ancora giovane fu offerto dal padre al santo e ne divenne presto il fidato collaboratore. Si dice che egli, durante l’ora dell’orazione in uno dei monasteri benedettini, abbia visto il Diavolo tirare la tonaca di un monaco inducendolo a correre fuori dalla cappella.

L’episodio che però lo rese celebre nella storia della chiesa cattolica, è quello della sua miracolosa obbedienza: un giorno San Benedetto, vedendo un fanciullo che per attingere acqua in un lago si era sporto troppo su quelle rive e che era stato travolto dalle onde, ordina a Mauro di intervenire urgentemente per salvare il bimbo. Mauro, curandosi solo della volontà di obbedire, procedette immediatamente verso la riva, prese il bambino per i capelli e lo ricondusse a terra, accorgendosi soltanto allora di aver camminato sulle acque. Vissuto poi a Montecassino, Mauro ne fu eletto priore ed amministratore e un giorno guarì un fanciullo zoppo e muto. Mandato in Francia dal suo maestro, nel viaggio di ritorno si fermò a Vercelli, ove guarì il vescovo precipitato dalla torre; passando per le Alpi poi, sanò un domestico caduto da cavallo, ridiede la vista a un cieco e la vita ad un giovane. Operò nel suo monastero in modo da sviluppare la religiosità e negli ultimi anni della sua vita si dedicò solo alla preghiera e alla lettura. Infine, dopo che una pestilenza gli ebbe portato via molti dei suoi monaci, si ammalò anch’egli e morì.

La venerazione di San Mauro fu divulgata per mezzo dei Cluniacensi, ma i monasteri dedicato al suo nome furono più numerosi nell’Italia meridionale anziché in quella settentrionale. Nell’iconografia viene spesso rappresentato in maniera molto severa con il pastorale di Abate e con una gruccia, poiché è considerato il patrono degli zoppi e dei gottosi.

 
 

 

 




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