”ALLAGHIAMO LA VALSASSINA!” SETTANT’ANNI DA QUELLA FOLLE IDEA

Esattamente settant’anni fa un noto imprenditore milanese partorì la malsana idea di sfruttare la nostra Valle per la creazione di energia idroelettrica; non usando le acque che scendono a  valle dai monti ma creando due enormi bacini artificiali che avrebbero allagato per bene buona parte del fondo valle tra Pasturo e Taceno.  Quello che oggi pare quasi uno scherzo fu allora un intento portato avanti ed appoggiato dal governo di allora.

La società che presentò domanda e progetto fu la Innocenti di Milano dalla penna del suo patron Ferdinando Innocenti. La grande industria con sede a Lambrate nel milanese viene ricordata tutt’oggi non per questa iniziativa ma per aver contribuito al boom economico italiano degli anni ’60. 

Dal piccolo commercio – la ditta eranata negli anni ’30 – passò alle costruzioni meccaniche, con il brevetto del Tubo Innocenti, ovvero gli snodi da impalcature che ancor oggi sono comunemente utilizzati. I successi dell’Innocenti si concentrarono negli anni di maggior splendore nella Lambretta, grande concorrente dello scooter di maggior successo dell’epoca, la Vespa, e nella produzione automobilistica con la grande famiglia delle Mini

Il progetto "valsassinese" ottenne nel maggio del 1942 la pubblica utilità in maniera non proprio legale e trasparente dando il via così, almeno sulla carta, ai lavori e permettendo alla Innocenti lo sfruttamento delle acque valsassinesi per quattro anni.

I due grandi bacini sarebbero nati tra il ponte Chiuso ad Introbio e la zona Folla a Barzio allagando tutta la piana tra i due e nella zona dove ora si trova la diga di Taceno andando ad allagare invece parte di Cortenova, Bindo e Tartavalle. Gli abitanti della Valsassina si opposero senza mezzi termini passando anche per via legali sottolineando, tramite gli avvocati Pozzi di Lecco e Castracane di Roma, come il danno alla popolazione ad all’ambiente che sarebbe stato causato dalle suddette dighe fosse sotto gli occhi di tutti.

Le proteste furono in qualche modo ascoltate ed accolte e Ferdinando Innocenti dovette accontentarsi di un nuovo progetto ridimensionato di sfruttamento, tramite piccoli invasi, delle acque a Taceno ed in Valbiandino. La burocrazia, che già allora mieteva vittime, allungò a tal punto i tempi che la guerra e la successiva caduta del regime fascista fecero svanire i sogni di Innocenti. 
 

La ditta Innocenti in un filmato d’epoca

 

Alcune informazioni tratte da "Vit de quai sort" di Antonio Bellati