PGT MUGGIASCA, LE OSSERVAZIONI DI LEGAMBIENTE SULLA ”FUNIVIA” E NON SOLO



Lungo, dettagliato e spesso stringente lo scritto dell’associazione ambeintalista che entra nello specifico del PGT andando a verificare puntualmente i vari aspetti del Documento di Piano – con particolare attenzione per gli ambiti di trasformazione di aree del paese da agricole ad edificabili. Nel caso dell’AT/T-R relativo alla piana di Camaggiore ("lambito" ieri da VN in questo articolo), Angelo Odone di Legambiente annota come "Nella scheda relativa non si determina neppure un’area precisa dell’ambito, tantomeno gli indici edificatori" chiedendo che l’ambito di trasformazione "venga stralciato dal piano in quanto ora scatola vuota, ma un domani possibile strumento di interventi devastanti per i valori ambientali e paesaggistici e inutili per un reale sviluppo".

OSSERVAZIONI DI LEGAMBIENTE A SEGUITO DELLA SECONDA CONFERENZA
DI VAS DEL PGT DEL COMUNE DI VENDROGNO

Dalla relazione del Documento di Piano, che è ricco di dati come non sempre in documenti analoghi, emerge una situazione demografica allarmante: 317 abitanti con previsione di 319, numero di abitanti per famiglia 1,64 e una situazione economica altrettanto preoccupante. Su circa 900 unità abitative, 737 sono seconde case, in gran parte costituite da edifici costruiti prima del 1919 e quindi presumibilmente di proprietà delle famiglie che hanno lasciato il paese e vi tornano per le vacanze.

A fronte di questa situazione, perché si propone la possibilità di edificare fino a mq. 3461 di terreno vergine, sia pure in aree di completamento dei nuclei esistenti? Chiediamo di precisare quale sia la domanda a cui una simile edificazione dovrebbe rispondere. E’ vero che dalle osservazioni presentate dai cittadini emergono richieste di trasformazione di aree agricole in edificabili, ma le istanze non indicano una effettiva finalizzazione degli eventuali
interventi edificatori, tant’è vero che ci pare non siano state accolte nel documento. Ogni attività edificatoria, a nostro parere, deve essere prima di tutto motivata da esigenze di residenza ben documentate, poi valutata rispetto ai criteri ambientali e paesaggistici, mettendo così in pratica la raccomandazione della L.12/05 di contenere il consumo di suolo e tenendo conto della ormai diffusa consapevolezza della necessità di non sottrarre altro terreno agli spazi naturali e all’agricoltura, se non ve n’è una precisa necessità e di non compromettere ulteriormente il paesaggio dei piccoli borghi, vero scrigno del nostro paese.

L’urgenza di fermare un danno irreparabile ha prodotto anche una proposta di legge nazionale, cosiddetta “Salvasuoli” che ora è in attesa della ripresa dell’attività parlamentare, e che, dopo la conferenza Stato-Regioni, definisce ‘agricoli’ i suoli in rapporto allo stato di fatto, non in rapporto alle destinazioni urbanistiche dei piani vigenti. Non mancano nel territorio di Vendrogno, case e rustici non utilizzati, perciò il Pgt deve prima prevedere il riutilizzo dell’esistente, prescrivendo modalità per il recupero che salvaguardi le forme e i materiali validi dell’edilizia rurale.
ORMAI E' SICURO: ARRIVANO I PROFUGHI LIBICI. MA QUANTI SARANNO A CASA GIGLIO?
Nel piano non si fa cenno all’imponente costruzione di casa Giglio.
Ci è stato detto che la villa Faustina ristrutturata contiene 30 appartamenti e che solo 3 siano stati collocati. Per non parlare del blocco di cemento fuori misura dal colore improbabile che sorprende il visitatore dietro l’ultima curva prima all’entrata del paese, tentativo ci pare fallito di dotare di un ristorante il centro, quando “fa bella mostra di sé” l’edificio fatiscente che ospitava il ristorante americano.

Le previsioni di nuova edificazione devono poi essere riviste anche alla luce del piano geologico. «Frane e zone con classi di fattibilità geologica 4. Il territorio comunale è soggetto ormai da tempo a numerosi smottamenti e frane dovute alla consistenza del terreno,al substrato roccioso e al sistema ormai “carsico” dei corsi d’acqua. Si rilevano aree di frana attiva in buona parte del territorio comunale soprattutto nella zona non urbanizzata a sud dell’edificato. Inoltre, come si individua dallo studio geologico di supporto, buona parte del territorio comunale ha caratteristiche geologico-tecniche e idrogeologiche critiche. L’alta pericolosità e vulnerabilità comporta gravi limitazioni per la modifica delle destinazioni d’uso delle aree. Di conseguenza dovrà essere considerata con opportuna cautela qualunque proposta di nuova edificazione e dovranno essere previste opere tese al consolidamento o alla sistemazione idrogeologica per la messa in sicurezza dei siti.»

Restiamo in attesa di conoscere il piano geologico. che non è incluso negli atti in quanto è in attesa di approvazione da parte della Regione.

Nel Documento di Piano sono bene individuate le potenzialità del territorio:

-gli ambiti boscati e le aree pascolive che costituiscono l’enorme patrimonio naturalistico e culturale del comune e che rappresentano sicuramente una potenzialità da promuovere e da indirizzare.

Non possiamo che condividere le seguenti parole:
«Si consideri inoltre che attraverso interventi a basso impatto ambientale e di costo contenuto, tali aree potrebbero offrire spazi per attività ricreative; mediante, per esempio, il ripristino e la segnalazione di sentieri
e percorsi ciclopedonali che possano permettere al cittadino o al turista escursionista di entrare a contatto con il patrimonio paesaggistico culturale che il comune di Vendrogno e più in generale l’area del Monte
Muggio può offrire e mettere a disposizione.»

– l’importante e strutturato sistema dei sentieri che permette una percorribilità pressoché generale del territorio non urbanizzato «Emergono dall’analisi dei percorsi principali (per storia, dimensione, accessibilità) e di fatto strutturano una maglia di riferimento su cui agire ed investire in forma prioritaria. I sentieri hanno da sempre svolto (molto prima della nascita della viabilità “automobilistica”) un ruolo fondamentale per i collegamenti all’interno del comune, ed hanno inoltre permesso lo svolgimento dell’attività agricola, di allevamento e di conduzione del bosco, che avveniva prevalentemente in “montagna”»;

– l’importante patrimonio edilizio esistente in buono stato di conservazione nel nucleo storico di Vendrogno e negli altri nuclei di antica formazione, testimonianza dell’antica origine agricola del comune;
-i beni storico–architettonici, edifici di particolare valore, che mettono in evidenza una predisposizione al potenziamento dal punto di vista turistico;
-gli ambiti dismessi, edifici o aree che attualmente risultano abbandonati o inutilizzati che però si prestano per localizzazione, accessibilità, valore paesistico e urbano ad una loro riqualificazione anche con importanti ricadute per l’interesse pubblico (servizi, infrastrutture, ecc.).

«Una particolare citazione merita il settore turistico che rappresenta sicuramente una significativa potenzialità per il territorio e per le attività. Fino ad oggi è sembrata mancare una politica generale coordinata di sostegno al settore, tendenza che il P.G.T. vuole invece cercare di invertire, confidando nella collaborazione tra pubblico e privato. Particolare attenzione andrà data al corretto inserimento paesistico delle strutture e al rapporto utenza–comunità locale.»

Anche le criticità sono ben individuate da documento di piano:
• l’acquedotto da adeguare al notevole aumento dell’utenza nei periodi di vacanza.
• la raccolta rifiuti non differenziata

Altrettanto gli obiettivi che si riferiscono alle peculiarità del territorio del Comune di Vendrogno, quindi la salvaguardia del patrimonio paesaggistico esistente, promuovendo azioni che inducono uno sviluppo economico e territoriale compatibile con i valori presenti, la tutela e la conservazione delle porzioni di territorio che presentano forte sensibilità paesistica e valorizzazione degli aspetti percettivi del paesaggio, la conservazione degli elementi di ruralità presenti negli ambiti boscati e agricoli, la valorizzazione degli ambiti naturali, sia come risorsa ambientale che economica; il rafforzamento del ruolo dell’agricoltura come elemento di presidio del territorio con il sostegno alle attività agricole esistenti, la valorizzazione della diversità degli ambienti e dei paesaggi; la tutela delle risorse idriche del sottosuolo con particolare attenzione alle situazioni di vulnerabilità idrogeologica; la valorizzazione e il recupero dei “segni” storici presenti nel territorio (edifici rurali, sentieri, ecc.).

Leggiamo che il Piano sostiene ed incentiva inoltre l’attività agrituristica, nel rispetto delle norme vigenti e del corretto inserimento paesistico delle attività ad esse collegate.
4. La Razionalizzazione dei percorsi esistenti e la caratterizzazione di due obiettivi guida:
g. la sistemazione/riqualificazione dei principali sentieri.
h. la definizione di itinerari pedonali di fruizione del territorio.

I due obiettivi verranno articolati sul territorio attraverso le seguenti scelte: messa in sicurezza e sistemazione dei tratti di sentiero più disagiati. I sentieri, una volta gerarchizzati e riqualificati, si prestano per diversi usi: da quello più propriamente turistico, a quello più escursionistico da “tempo libero”, fino all’uso sportivo. Altro argomento della tematica sentieristica riguarda le strade agro–silvo–pastorali. La pianificazione di tali percorsi è svolta in coordinamento con il Piano di Indirizzo Forestale (PIF) della Comunità Montana.

A questo proposito chiediamo che vengano predisposte delle schede che invece al momento sono previste soltanto per gli ambiti di trasformazione a scopi edilizi.
Per fare un esempio segnaliamo il sentiero di raccordo tra il centro storico di Vendrogno e la strada per Noceno che è di notevole rilevanza per le vedute, il paesaggio agricolo e boscato e per gli esempi di edilizia rurale; è di facile accesso e percorribilità, ma in precarie condizioni perché i muretti stanno cadendo; questo sentiero parte dal parcheggio delle auto o dell’autobus, attraverso l’interessante centro storico di Vendrogno, dove c’è anche il Museo del latte e le targhe che ricordano la presenza partigiana, oltre a suggestive tracce di antichi abbellimenti forse derivanti dall’influenza della Repubblica di Venezia, dove molti si recavano per lavoro; il sentiero poi raggiunge l’azienda agricola La Madonnina e l’Agriturismo Bonprà, prosegue per San Grato dove nella bella stagione è aperto un ristoro in un’area adatta alle famiglie, e poi continua verso Camaggiore ecc. e per chi vuol restare a dormire, non lontano c’è un B&B e potrebbero nascerne altri se appena si volesse capire che questo è lo sviluppo possibile in Muggiasca.

Il quadro tracciato dal documento di piano che qui abbiamo richiamato per cenni, se correttamente assunto e interpretato, porta a cancellare le previsioni edificatorie del precedente piano regolatore e lasciare liberi i suoli in attesa del definirsi e consolidarsi di un possibile sviluppo della Muggiasca. Le condizioni economiche generali sono radicalmente cambiate ed anche le previsioni, non è previsto incremento demografico, quanto all’attività edilizia, dovrà specializzarsi per le necessità reali di riparare, conservare, mettere in sicurezza edifici, vie di comunicazione, territorio e migliorare la qualità ambientale.

I suggerimenti del documento di Piano indicano giustamente nel turismo sostenibile legato alle attività agricole-pastorali la prospettiva per un futuro migliore. Chiediamo allora che si faccia uno sforzo ulteriore per puntualizzare anche con cartografia e schede gli obiettivi e pratiche conseguenti.

Alcune osservazioni sugli ambiti di trasformazione.
Notiamo che l’ambito di trasformazione a monte della frazione di Comasira tende a soffocare la chiesa.
Un discorso a parte merita l’ambito di trasformazione AT/T-R sovracomunale nella piana di Camaggiore. L’area sovracomunale, lambita da un PLIS proposto, è di grande interesse ambientale e deve essere tutelata non solo rispetto a quanto prescritto dai piani sovraordinati, ma anche per le caratteristiche peculiari che meritano una valorizzazione compatibile con l’ambiente.
Lo stesso documento di Piano ricorda la presenza di una torbiera immediatamente a valle della piana. Recentemente è stato proposto un progetto di “sfruttamento turistico energetico” di quella zona, fortunatamente non realizzatosi, che aveva raccolto osservazioni critiche, tra gli altri, dall’Amministrazione Provinciale.
Ricordiamo che Camaggiore e la Val Varrone rientrano in un ambito paesaggistico individuato dal Piano Territoriale Regionale.
Il PTCP nel Quadro di riferimento paesaggistico la inserisce nell’Unità di paesaggio “Le dorsali e i sistemi del sistema prealpino” e in particolare nell’Ambito paesaggistico “Il Monte Muggio”. Lo stesso PTCP indica tra le criticità dell’Unità di paesaggio: “Intrusività dei presidi antropici determinati dallo sfruttamento delle risorse montane (impianti idroelettrici, rifugi alpini, impianti sciistici) … Eccessivo affollamento di impianti ed insediamenti in prossimità dei belvedere panoramici prealpini …” e tra gli Indirizzi di tutela: “Difesa della naturalità [l’intera zona è indicata nella Cartografia dei piani come di massima naturalità] … Salvaguardia del valore di eccezionalità costituito dai belvedere panoramici prealpini … evitando un eccessivo affollamento di impianti e insediamenti. … Controllo e sostegno dell’economia montana … Tutela degli alpeggi ….Limitazione
dello sviluppo di impianti e nuovi demani sciabili …”

Nella scheda relativa non si determina neppure un’area precisa dell’ambito, tantomeno gli indici edificatori. Pertanto chiediamo che l’ambito di trasformazione AT/T-R venga stralciato dal piano in quanto ora scatola vuota, ma un domani possibile strumento di interventi devastanti per i valori ambientali e paesaggistici e inutili per un reale sviluppo.

Augurandoci che le nostre osservazioni siano recepite, porgiamo distinti saluti.

Circolo Legambiente Lario Sponda Orientale
Angelo Odone

 

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