CASELLARIO POLITICO: I VALSASSINESI CONTROLLATI DALLA POLIZIA



Realtà geograficamente e socialmente molto diversa dal capoluogo, la Valsassina* non pare affatto percorsa da quei sentimenti rivoluzionari che portarono alla realizzazione dell’archivio di cui stiamo trattando. Di 21 nomi legati a quest’area infatti, sono solo due quelli che compaiono nel catalogo in data precedente all’affermazione del regime fascista. Altro aspetto interessante, noteremo che solo un numero minore tra i valsassinesi iscritti al casellario avrà il doppio legame di nascita e residenza sullo stesso territorio.Pertini

Entrando nello specifico, il primo fascicolo dedicato a un valsassinese risale al 1896. È del premanese Giovanni Calcagni, meccanico, attenzionato come socialista e residente a Monza. Per ritrovare un’altra cartella riguardante il nostro territorio si deve scorrere al 1910, anno in cui viene segnalato il bracciante ventitreenne Ranieri Ferrari, lucchese di nascita ma residente a Moggio, anch’egli socialista.

Tutte le altre cartelle risalgono al periodo fascista. Vi si trovano 11 antifascisti, 5 socialisti, un anarchico, Giuseppe Invernizzi di Cremeno, ed un comunista, l’introbiese Virgilio Mazzoleni.

Come già anticipato, il numero di schedati valsassinesi che, prima o dopo questa premura, abbandonò il territorio valsassinese è elevato: 12 su 21, oltre il 50%.
Per sei di essi la nuova residenza restò nei confini regionali; più lontano si spinse invece Carlo Marazzi che da Indovero raggiunse Ravenna.
Cinque infine valicarono le Alpi stabilendosi in Belgio, Svizzera, ma soprattutto Francia.

Il paese più rappresentato nel casellario è Barzio il quale diede i natali a ben quattro possibili minacce per l’ordine pubblico. Uno solo di essi però rimase a vivere nell’altopiano, Taddeo Scandella, mentre gli altri tre emigrarono: in Francia Giovanni Gargenti, in Belgio Giorgio Paroli, a Milano il socialista Ignazio Rossi.

Se muratore è il mestiere che più caratterizza gli attenzionati valsassinesi, la presenza tra essi di ben tre sacerdoti desta certamente molta più curiosità. Questi sono il varesino Giovanni Spagnoli, d’ufficio a Cremeno, Giacomo Maffei di Casargo, e Antonio Pasetti di Indovero, parroco a Vimercate. Tutti e tre indicati come antifascisti, il loro nome risulta infine essere radiato dagli archivi della polizia politica.

Con questa ultima analisi si conclude il nostro viaggio nel database dell’Archivio di Stato alla ricerca di una realtà che, per quanto possa apparire lontana nel tempo, spesso si rivela determinante per comprendere a fondo l’attualità. La prima e la seconda puntata dell’inchiesta sono state pubblicate su LeccoNews.LC.

Copertine-di-fascicoli-del-CPC

* anche in questo caso ai fini della nostra analisi abbiamo dovuto forzare la definizione spaziale; con il termine “Valsassina” perciò intenderemo d’ora innanzi includere tutte le comunità da Ballabio sino alla Valvarrone.

Fonte: banca dati online del Casellario Politico Centrale, Archivio Centrale dello Stato http://www.archiviocentraledellostato.beniculturali.it/index.php?it/206/casellario-politico-centrale

 




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