METEO PAZZO/”PRIMAVERA DI GENNAIO”



Lo ha redatto per Valsassinanews Riccardo Benedetti. Ecco le sue riflessioni in materia climatica, con incursioni in campo economico, storico e soprattutto turistico. Ricordando sempre che il tempo (e non solo) “El fa quel che voor lu"…


PRIMAVERA DI GENNAIO

Ci risiamo. Dopo anni in bianco-neve, il vento ha sfondato ancora le porte delle Alpi e si è gettato a capofitto sulle nostre valli. Non eravamo più abituati, ma il ricordo di inverni asciutti è tutt’altro che lontano.
Di sicuro non ci voleva: sopra Barzio hanno appena sostituito la nonna delle seggiovie con una nipote che freme per cominciare ad uscire a prendere un po’ d’aria girare, investendo (sempre complimenti) un bel po’ di quattrini che aspettano la neve per ritrovare la strada di casa. Ma il tempo, come dice un noto proverbio che lo abbina ad altro, “el fà quel che voor lu”, e non ci sono santi che tengano. Il problema è che quel “altro” viene tirato in ballo anche per rappresentare la fortuna che, come ben sappiamo, è del tutto cieca e insensibile alle necessità (ed alle attese) umane.

In Alta Valsassina, paradossalmente, si sono ritrovati con un problema risolto; è vero, potrà ancora nevicare (e nevicherà, perché alla fine dovrà pur farlo), ma perdere le settimane di Natale significa rendere insostenibile tutto il resto. Il futuro del Pian delle Betulle e dell’Alpe di Paglio, però, non può ancora aspettare di essere scritto, ma la storia insegna che non ci si può basare sull’abbondanza della scorsa stagione. 

Finita questa primavera di gennaio a Bobbio potranno certamente ricominciare a sparare, augurandoci che i giorni della merla non diventino quelli delle primule precoci; certo è che questa mala stagione colpisce tutta la valle e non solo chi vive ai bordi o immediatamente a valle delle piste di sci.

Possiamo consolarci vedendo che tutto l’arco alpino è pressappoco nella stessa situazione? Sì, consoliamoci pure, ma ciò non toglie che chi vive del turismo invernale sta passando un brutto quarto d’ora, e parliamo di un sacco di gente che ha un posto fisso sia di quei tanti “occasionali” che avrebbero potuto lavorare.

Potremmo anche aggiungere che l’estate 2014 è stata tutto tranne un’estate, ma sarebbe come girare il dito nella piaga e, vista la situazione, non ce n’è proprio bisogno.
In conclusione non resta che monitorare l’Atlantico e le strade delle sue perturbazioni sperando che giunga quella buona e che non venga rovinata dalle solite correnti del deserto o da quelle che arrivano dalla Siberia.

Insomma, speriamo di avere anche un po’ di quel “altro” che assieme al tempo “el fa quel che voor lu”.

R. B.
 

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PAZZO CLIMA IN VALLE: DA COSI’ (FEBBRAIO 2014) A… COSI’?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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