LA FINESTRA/IN DIFESA DI GIOVANNI SCATTONE, “LES PRINCESSES” E “L’ODORE DEL SANGUE” DI PARISE



Come ogni giorno, anche oggi dedichiamo uno spazio all’interno del nostro giornale alla cultura, segnalando ai lettori gli articoli più interessanti della nostra pagina culturale, Il fascino degli intellettuali.

In difesa di Giovanni Scattone – È il 9 maggio del 1997. Ci troviamo nella cittadina universitaria de La Sapienza di Roma. La studentessa Marta Russo è ferita da un colpo di arma da fuoco e morirà 5 giorni dopo. Nel 2003, furono condannati due assistenti dell’università: Giovani Scattone, giovane laureato in filosofia con una tesi sul rapporto tra mente e corpo, e Salvatore Ferraro. Il primo per omicidio colposo, il secondo per favoreggiamento. Il caso divenne subito preda della stampa italiana, che lo rese celebre grazie anche a ricostruzioni fantasiose. Leggi tutto

“Les Princesses”: l’essenza delle bellezze perdute di Théodore de BanvilleMolti sono gli artisti scontratisi con l’inclemenza del tempo, che col suo scorrere ha sfumato i loro contorni e forme, fino a farli quasi sparire del tutto. Questo è ciò che è accaduto a Théodore de Banville, poeta e drammaturgo francese, nonché padre dell’estetica parnassiana. Le sue opere, fonte d’ispirazione per i più grandi autori simbolisti, fra cui Charles Baudelaire, Stéphane Mallarmé e Arthur Rimbaud, hanno goduto di grande fama, amate dal pubblico e dalla critica, per poi, inaspettatamente, finire nel dimenticatoio. Leggi tutto

Goffredo Parise e “L’odore del sangue”: sesso, gelosia, ossessione – Goffredo Parise scrisse L’odore del sangue nell’estate del 1979. All’epoca era appena scampato da un infarto. Vivo, certamente vivo, eppure provato fisicamente ed emotivamente. Lo scrisse di getto come preda di una febbre, un fantasma che bruciava dentro. Parlava in lui una voce altra, più forte, oltre la razionalità. Era una voce intima, velata di una cupa prepotenza, capace di scuotere e di sormontare il tempo, la realtà, persino la scrittura. Quello stesso fantasma creativo – la parola – precedeva lo scrittore, e in lui, l’uomo. Il testo fu scritto in pochissimo tempo e poi, come si fosse trattato di un esorcismo, di un gesto purificatore, venne sigillato con i piombini e la ceralacca, poi chiuso in un cassetto. Vi rimase per sette anni. Leggi tutto

 

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