CATAFALCO E MOSCHETTO, CREMENO LI RISCOPRE DOPO BEN OTTANT’ANNI GRAZIE AI PARROCCHIANI E A DON ALFREDO COMI



don alfredo comiCREMENO – In chiesa a Cremeno, dopo ottant’anni, sono ricomparsi catafalco e moschetto, che per lungo tempo hanno guidato la fede dei nostri padri. A riportare alla luce questi segni del passato e a fare in modo che venissero ripresentati, grazie anche alla spinta di don Alfredo Comi, sono stati la segretaria RobertaSamuele, un giovane della parrocchia che cura la gestione delle liturgie.

In occasione della solennità della commemorazione dei defunti e per l’ottavario, è stato allestito il catafalco e, per la solennità di Cristo re dell’universo, che per il rito ambrosiano è la domenica che precede la festa di San Martino, dopo moltissimi anni, è tornato ad ornare la chiesa il moschetto di colore bianco.

Catafalco

                     Catafalco

Catafalco: sembra un nome uscito dalle “oscure nebbie” della storia della Liturgia, e se lo si chiedesse ad un sacerdote di “nuova generazione” forse non saprebbe cosa significhi o che uso abbia avuto.

L’etimologia cioè “il significato” del nome catafalco è alquanto incerta, gli esperti propendono che derivi dal latino “captare” (catturare lo sguardo) e da “palco” (luogo elevato e visibile). In sostanza il catafalco era una “costruzione in legno” formata da una base a “tronco di piramide” rivestita solitamente di tessuto nero damascato con ricamati a rilievo di “teschi con tibie incrociate” e “clessidre alate” che dovevano ricordare all’assemblea cristiana “l’inesorabile trascorrere del tempo ” e la “dissoluzione del corpo dopo la morte”. Questa base poi, di solito era sormontata da una bara (logicamente senza salma) sul cui coperchio veniva ulteriormente innestata una sfera dorata (sempre di legno) sulla cui sommità svettava una scultura lignea a forma di “colomba con le ali aperte”. Il tutto poteva misurare in altezza mediamente sui 5 o 6 metri e in larghezza 3 o 4 metri, quello che doveva colpire il fedele era la “verticalità “che doveva dare il senso di ascesa al cielo del defunto.

Ai lati del catafalco, come buona regola venivano posti vari candelabri d’argento o d’ottone a seconda della solennità potevano variare da 8 a 12, intervallati da uno spazio sufficiente ad ospitare un vaso solitamente adornato di crisantemi. Il catafalco veniva eretto comunemente, come fatto nella parrocchiale di Cremeno, nella navata centrale della chiesa o in prossimità del presbiterio. Questo completo addobbo funerario veniva allestito principalmente durante l’ottavario dei defunti dal 2 al 9 novembre o in occasioni particolari come la morte di un pontefice o del patriarca. Accanto al catafalco durante l’ottavario dei morti veniva posto anche un “mastodontico leggio” elevato da una pedana, affiancato da un gigantesco candelabro a più braccia sul quale ardevano perennemente dei ceri. Ogni sera alla funzione, un “cantore” proclamava in lingua latina la “salmodia funebre” con melodia gregoriana e al termine di ogni salmo veniva spento un cero dal candelabro.

Nei funerali invece, l’apparato veniva ridotto alla sola base troncoconica dove veniva adagiata la bara con il defunto, rimanevano però i candelieri le aste e il crocifisso che facevano parte dell’addobbo “detto ordinario” in più venivano “listate a lutto” le colonne della chiesa e drappeggiate con damaschi neri. Con la riforma liturgica post-conciliare, tutte queste forme di “esteriorità scenografiche “sono state completamente sostituite da una Liturgia più “sobria” e più consona alla celebrazione stessa. Un elegante e possibilmente artistico “cero pasquale “simbolo di “Cristo risorto” è certamente più importante nella liturgia dei defunti di un “opprimente catafalco “che per secoli seppur in “buona fede “ha fatto bella mostra nelle nostre chiese.

Moschetto

           Moschetto

Il moschetto, invece, chiamato anche padiglione o conopeo dell’altare, a differenza del conopeo del tabernacolo, è un apparato decorativo liturgico tipico del rito ambrosiano, anch’esso caduto in disuso a partire dal Concilio Vaticano II; dopo il Concilio è utilizzato solo in alcune chiese. Esso è costituito da un grande triangolo di stoffa che andava posizionato dietro l’altare, appeso dal vertice superiore ad una corona lignea e tenuto aperto ai lati da due statue di angeli.

Il conopeo dell’altare ha tutti i colori liturgici – eccetto il nero – e viene cambiato a seconda del colore del tempo liturgico.  L’ultima notizia in parrocchia del moschetto risale al 1925.

“Cambiano i tempi, le mode variano, l’essenziale è che la nostra fede si “rinnovi continuamente” nella verità del Vangelo” affermano gli appassionati scopritori.

 




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