DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA SESTA DOMENICA DOPO PENTECOSTE



Davanti alla Parola di Dio ci chiediamo: “Signore, quale dono vuoi farmi con questa tua Parola?” Oggi questo dono è racchiuso nelle parole di Gesù: “Padre, tutto è compiuto”: è il dono della volontà del Padre, che tanto ci ama da dare per noi il suo Figlio, ed è il dono del Figlio che vivendo tutta la sua vita in obbedienza alla volontà del Padre, ora dalla croce può dire: “Padre, tutto è compiuto”.

E’ il dono che ritroviamo e riceviamo nella Messa, specialmente nelle parole della consacrazione: “Questo è il mio corpo, il mio sangue, cioè la mia vita, offerta in sacrificio per voi”. Gesù, il Figlio di Dio fattosi uomo, è il modo di come Dio si prende cura di noi. Non dunque una promessa verbale, anche se Dio è fedele alle sue promesse; non un atto della sua onnipotenza, come si era preso cura del popolo ebreo per liberalo dalla schiavitù in Egitto; ma attraverso la carne del suo Figlio.

E per parte nostra non c’è cosa più concreta di questa, più delle sue parole o onnipotenza, per convincerci di come stiamo a cuore a Dio e di come si prende cura di noi. L’antica alleanza di Dio con il suo popolo era fondata sulle sue promesse o suoi grandi miracoli di Dio. Ma adesso è Gesù l’assoluta novità della nuova alleanza di Dio con noi: è Gesù, il proprio figlio, che Dio mette nelle nostre mani come pegno della sua promessa.

Abbiamo bisogno di questa promessa per vivere?

Già umanamente abbiamo bisogno di promesse fedeli per vivere (es. il bambino con i suoi genitori; gli sposi fra loro). Ma a volte queste promesse vengono meno: o per impossibilità (es. malattia, morte), o per negligenza (es.: “non ti voglio più bene”, e sono le più devastanti;).

Senza negare l’importanza di queste promesse, abbiamo bisogno di una promessa più grande e sempre affidabile:
• oltre le contrarietà della vita (“coraggio, sono io”)
• oltre la negligenza di altri, cui avremmo avuto diritto di poterci fidare (“se anche una mamma si dimenticasse del suo bambino, io non ti dimenticherò mai”),
• oltre la delusione e sfiducia in noi stessi: ed è la cosa più grande e difficile da superare.

Questo dono è una cosa concreta?
Eppure è il dono più grande di Dio per noi

Perché allora il credere in Gesù come la compassione del Padre per noi – con dice Papa Francesco – fa così fatica a farci superare le nostre delusioni, i nostri sbagli, le nostre tristezze?

“Signore, aumenta la nostra fede e rendila capace di incidere nella nostra vita”.


Don Gabriele
vicario parrocchiale

 

 

 

 

 




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