DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO – DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO



Il Vangelo di questa domenica ci presenta ancora una volta, in modo molto energico, come Gesù sia una persona che divide: da una parte i capi religiosi, dall’altra la gente e i bambini. Al cuore di questa pagina c’è Gesù che scaccia i mercanti dal tempio dicendo: “Doveva essere una casa di preghiera e voi ne avete fatto un covo di ladri”. Pensando alla chiesa come edificio – oggi ricordiamo la consacrazione del Duomo di Milano -, quanto è opportuna la meraviglia espressa nella prima lettura e nella quale riecheggia la preghiera di Salomone: “Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non ti possono contenere; quanto meno questa casa che io ho costruita! Tuttavia, Signore, ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele quando pregheranno in questo luogo; ascoltali dal luogo della tua dimora nei cieli; ascolta e perdona!”.

Quel Dio che i cieli non possono contenere, qui lo possiamo incontrare pur nella sua infinita grandezza: la sua casa è fra le nostre case, segno della sua presenza in mezzo a noi.

E’ bello poi vedere come Gesù, dopo aver scacciato i mercanti, abbia invece accolto e guarito ciechi e storpi: non immaginiamo che quei poveretti si siano avvicinati a Gesù con le mani giunte; forse gridavano di essere guariti, forse si spingevano, si accalcavano intorno a Lui: come a dire che la preghiera non ci impone atteggiamenti artefatti, ma accetta che ci presentiamo al Signore con tutto il carico di fatica che abbiamo.

La sacralità del tempio perché è la casa di Dio, è sacralità anche perché lì l’uomo vi porta tutto il carico della propria vita: profanare la casa di Dio come casa di preghiera, è mancare di rispetto a Lui, ma anche all’uomo che qui viene ad aprire il suo cuore per la lode, la supplica, il ringraziamento al suo Dio.

Puoi perfino non credere nel Dio che non vedi, ma rispetta l’uomo che vedi: le nostre chiese non mi sembrano oggi luoghi di commercio come lo era il tempio ai tempi di Gesù, ma certamente abbiamo tanto bisogno che siano luoghi di rispetto per l’uomo che qui viene a pregare.

Il nostro atteggiamento dunque non deve mai essere un atteggiamento di padroni della nostra chiesa, ma di accoglienza, di silenzio e di preghiera, perché chiunque entri si senta a casa e accolto da Dio.

 

Don Gabriele
Vicario Parrocchiale

 

 

 

 

 

 




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