VARIANTE DI PRIMALUNA, L’INTERVISTA: PRIMI PASSI GIÀ NEGLI ANNI ’70 CON FAZZINI E FERRARI, MA NON TUTTI I COMUNI ADERIRONO



PRIMALUNA – Sul tema della variante di Primaluna, di cui si è tornati a parlare anche in vista delle Olimpiadi 2026, abbiamo intervistato Alvaro Ferrari, già capogruppo DC nel consiglio di Valle (poi diventato Comunità Montana) sin dalla sua costituzione alla fine degli anni ’60, successivamente assessore al Territorio e quindi presidente della stessa Comunità Montana, dopo diverse legislature in Comune a Barzio e anche sindaco della ‘perla dell’Altopiano’.

Lei è una memoria storica dell’intera Valle ed anche del Lago: in merito alla variante stradale di fondo Valle cosa pensa delle soluzioni a questo problema avanzate sul nostro giornale su ipotesi di progetti che risolvano il problema dell’attraversamento degli abitati di Primaluna e Cortabbio?
Sicuramente è un problema che va risolto; guardi che sin dall’insediamento come Presidente della Comunità Montana, dall’allora Ufficio Tecnico della Provincia di Como, ci venne proposta la soluzione che comprendeva anche l’attraversamento di Cortenova con l’innesto sulla attuale provinciale all’altezza dell’ex Grattarola dopo Bindo. Ovvio che, allo stato, quella proposta non sia più realizzabile, comunque, nella fotografia qui allegata si può rappresentare quello che allora poteva essere considerato l’innesto sulla attuale strada provinciale all’altezza dell’ex cava di Cortabbio posta sul greto del Pioverna prima di giungere all’innesto area ex Grattarola.

Questa proposta ci venne formulata come contributo perché la Comunità Montana stava predisponendo la redazione del Piano Territoriale Urbanistico della Valle poi approvato con il Presidente che mi aveva preceduto: Giovanni FazziniL’invito della mia presidenza rivolto ai Comuni era quello che gli stessi uniformassero il loro PRG a quel progetto che ci era stato proposto.

I Comuni accettarono il vostro invito?
Il tempo trascorso, visto con gli occhi di oggi, ci dice che in parte lo accettarono (vedi Introbio) e in parte no soprattutto Primaluna e Cortenova che nelle zone del tracciato previsto dalla Provincia di Como hanno consentito l’insediamento di attività industriali importanti per la loro economia.

Come Comunità Montana non avete più promosso ipotesi di attraversamenti degli abitati della Valle?
Abbiamo sollecitato Introbio perché era il primo Comune interessato da quel progetto; infatti fu attuato. A seguire, durante la mia legislatura, abbiamo approvato il Piano urbanistico del parco del Pioverna che era incluso nel Piano Territoriale della Comunità e dentro questo piano approvammo anche il progetto preliminare per la realizzazione della pista ciclabile che venne poi realizzata e che oggi può essere considerata una delle numerosissime attrattive che il nostro territorio, insieme all’ambiente preservato, offre ai villeggianti.

Lei che si è sempre interessato di territorio e ambiente, si ricorda sinteticamente quali sono state le esperienze in tema viabilistico che hanno interessato la Comunità Montana?
Ricordo che la mia prima esperienza è stata quella di organizzare un convegno presso il Grand Hotel Ballestrin di Barzio insieme alle autorità Comunali e Provinciali e di rappresentanze partitiche di allora (anni 65/70) per esprimere il dissenso comunitario alla cosiddetta “Autostrada delle Nevi” che staccandosi dal sistema autostradale di Agrate – percorrendo la riviera dell’Adda – giungeva a Calolziocorte quindi sbucava all’altezza della partenza della funivia dei Piani d’Erna per poi giungere a Ballabio e, attraversando la Valle, avrebbe poi attraversato in galleria il Monte Muggio ed il Legnone per giungere sino a Morbegno.

Ma di chi era quel progetto?
Il progetto era stato steso dall’ingegner Cugnasca che era stato Sindaco a Introbio. Da quella bocciatura partirono: il lungo percorso istituzionale e realizzativo sia dell’attraversamento del Monte Barro che della città di Lecco e della S.S. 36 che, oggi, nonostante le contestazioni degli ambientalisti di allora, è considerato il miglior esempio di rispetto ambientale nella sostenibilità che le opere pubbliche – oltre ad essere dibattute nelle sedi istituzionali e con convegni partecipativi – devono prevedere prima di essere progettate e realizzate.

RedPol

 




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