RESISTENZA: LA TARGA E I NOMI RICORDANO IL RASTRELLAMENTO ALLA CULMINE



ALTOPIANO – Il 2021 si è chiuso per l’Anpi Valsassina con la posa della targa in memoria dei partigiani rastrellati al Baitone della Pianca, in zona Culmine di San Pietro, il 30 dicembre del ’44. Gli stessi, il giorno dopo, vennero assassinati dai militari della Repubblica Sociale a Maggio e Barzio, ricorrenza celebrata ogni anno dalle autorità locali.

La cerimonia a Maggio, in copertina il momento a Barzio

Alla mattinata di ricordo e commozione hanno partecipati i sindaci o loro rappresentanti dei Comuni di Barzio, Cremeno, Cassina e Moggio, l’Anpi Valsassina, Lecco, Monza Brianza, Dalmine, Valle Brembana, Valle San Martino, l’Associazione Combattenti e reduci di Cassina Valsassina e i Gruppi Alpini dell’altopiano.

Oltre all’appuntamento ai monumenti di Maggio e alla Robiasca di Barzio, l’evento più importante del 77esimo anniversario si è celebrato ai Baitone della Pianca con la posa di una targa riportante i nomi dei catturati. Occasione anche per il debutto pubblico del nuovo presidente dell’Anpi Valsassina, Angelo Pavoni, di Taceno e già impegnato nei fatti della Lotta di Liberazione con la redazione accanto ad Augusto Giuseppe Amanti del volume “Valsassinesi internati nel III Reich”.

Il racconto di quelle giornate
Il 30 dicembre 1944 partigiani della 55° Brigata F.lli Rosselli e della ex 86° Brigata Issel – molti dei quali provenienti dalle fabbriche di Sesto San Giovanni, Monza, Cinisello Balsamo – trovano rifugio al Baitone della Pianca, sui monti tra la Valsassina e la Val Taleggio alla Culmine di San Pietro. Con loro un gruppo di operai di Dalmine in fuga dalla pianura perché ricercati, un radiotelegrafista inglese e l’interprete. Quella notte uomini della brigata Nera “Cesare Rodini” al comando del capitano Noseda, catturano 36 partigiani. Franco Carrara “Walter” comandante della 55° Rosselli viene ucciso mentre tenta la fuga. I partigiani catturati, legati ai polsi, vengono condotti a piedi ad Introbio per l’interrogatorio. Il giorno dopo Leopoldo Scalcini “Mina” comandante della 86° Issel viene torturato e ucciso. Sempre il 31 dicembre tre partigiani vengono fucilati al cimitero di Maggio, undici a Barzio. Tra loro i monzesi Silvio Perotto, Mario Pallavicini, Giuseppe Pennati.

Amanti e Pavoni con la figlia di Albino Previtali, comandante “Luciano” della Rosselli.

 

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