DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELL’ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA



La domenica di oggi è detta “del perdono” e il Vangelo ci presenta una delle pagine più belle del perdono portato da Gesù: il suo incontro con Zaccheo. Come già Levi, nel Vangelo di domenica scorsa, anche Zaccheo è un pubblicano, anzi un capo di pubblicani e ricco, tanto desideroso di vedere Gesù da arrampicarsi su di un albero per vederlo passare.

Gesù lo vide e gli disse: “Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”; e Zaccheo “Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia”.

Se il Vangelo è parola viva anche per noi, il desiderio di Zaccheo di vedere Gesù e il suo correre a casa per acco-glierlo irrompono come esempio nella piattezza del nostro rapporto con Lui e la scuotono profondamente.

Possiamo bene immaginare che l’entusiasmo di Zaccheo per accogliere Gesù fosse determinato dal desiderio di qualcosa di più pulito e di più bello di quello che fino ad allora aveva cercato: qualcosa che Gesù gli faceva intravvedere nella sua stessa persona.

Anche noi abbiamo tanto bisogno di saper guardare Gesù: è lui la ragione della nostra vita morale.

Il confronto con Lui e lo stare in sua compagnia ci farà scoprire la nostra miseria morale e desiderare una vita più buona, come la sua; nasceranno così i buoni propositi, come fu per Zaccheo: passi concreti per cambiare la vita e che invece di toglierci qualcosa ci daranno libertà e gioia.

“A casa tua”: è la parola che ci rivela come la persona di Gesù, apportatrice di salvezza, riguardi tutta la sua famiglia: il bene e la gioia, se sono veri, si diffondono.

A questo riguardo sono molto belle le parole di Paolo, pieno di benevolenza e di misericordia verso chi lo ha rattristato: poche parole che dicono il clima che dovrebbe esserci in una famiglia e in una comunità cristiana.

In casa di Zaccheo è avvenuto quel raro miracolo possibile solo a Dio: il miracolo del cambiamento di un ricco, più difficile, aveva detto Gesù, che far passare un cammello dalla cruna di un ago.

La risposta di Zaccheo a Gesù non è ancora il dare tutto ai poveri e poi seguirlo come aveva chiesto al giovane ricco; è però già un primo passo, e non da poco: “Darò la metà dei miei beni ai poveri e se ho rubato a qualcuno restituirò il quadruplo”.

Non si tratta di misurare i nostri propositi con la bilancia: le domande: “Sarà poco? Sarà tanto? Farò una bella o una brutta figura?” Sono domande mal poste con Gesù.

Ciò che conta è la generosità del cuore, come scaturisce dall’aver ricevuto la sua misericordia.


Don Gabriele
Vicario parrocchiale

 

 

 

 

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