DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA DOMENICA DELLE PALME



Sempre schivo dagli applausi della folla, come quando volevano farlo re dopo la moltiplicazione dei pani, oggi Gesù accetta questa accoglienza festosa della folla, ed entra in Gerusalemme come re di pace, cavalcando un asinello. Era il compimento della profezia di Zaccaria che abbiamo ascoltato nella prima lettura, ma che gli stessi discepoli non compresero subito, ma solo dopo la risurrezione di Gesù, quando ricevettero lo Spirito Santo.

Troviamo qui una indicazione importante e attualissima anche per noi che siamo messi alla prova proprio riguardo al tema vitale della pace.

Anzitutto il Vangelo ci dice come, anche per Gesù, la pace fa parte del sogno di Dio sull’umanità.

Quando Gesù fece dono della pace ai suoi discepoli disse: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi”.

Tra tutti i doni del Crocifisso Risorto la pace è il dono più grande, che li riassume tutti.

Per Gesù, però, la pace non è l’assenza di conflitti; non è nemmeno il quieto vivere, né l’indifferenza.

Non è nessuna di queste paci, che il mondo conosce. 

La pace che Gesù ci lascia è quella di chi attraversa i conflitti ed il male, la sofferenza e le ingiustizie, non risolvendole né ignorandole o subendole passivamente, bensì facendosene carico e prendendole su di sé: pagando di persona.

Non è un prezzo da imporre agli altri, ma è la strada che Gesù percorre e indica a chi vuole seguirlo.

Oggi si pongono alla nostra coscienza scelte molto difficili: nelle vicende di oggi come si può essere persone di pace?

La prima impressione è che anche come cristiani ci si confronta poco con la parola e l’agire di Gesù, ma ci si affida al proprio immediato giudizio.

Gesù ha posto un seme di pace nel cuore dell’umanità e lo ha fatto prendendo su di sé il nostro peccato e portandolo fin sulla Croce.

E’ così che è divenuto richiamo alla conversione per le nostre coscienze, come per il ladro in croce o il centurione o

Pietro, e ci ha portati alla riconciliazione e alla pace: in noi stessi, con Dio, e fra noi tutti.

Possiamo pensare a quanti, già nelle famiglie, e poi negli ambiti più grandi, cercano di prendere su di sé il peccato proprio e altrui, cercando di vincere il male con il bene: non ingenuamente o con paura, ma con coraggio e dignità.

Gesù ci insegna che la pace è dono che viene dall’alto: perché anzitutto è Lui, che viene dal Padre, che ci dona la riconciliazione e che quindi è la nostra pace,  e perché è modello e sostegno di quanti vogliono essere operatori di pace come Lui.

Ma è anche dono che nasce dal basso, perché è messo nelle nostre mani non come cosa fatta, ma come un seme che noi dobbiamo far crescere nel solco della storia umana, lavorando con pazienza e perseveranza per la giustizia, la verità, la libertà, la cura di ogni persona, compiendo da subito quei piccoli passi che ci sono possibili.


Don Gabriele

Vicario parrocchiale

 

 

 

 

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