BRACCONAGGIO, SE LA DENUNCIA ARRIVA DA… UN CACCIATORE (CRITICO)

Alla redazione.
Scrivo queste righe in forma anonima, non per vigliaccheria, ma per necessità. Conosco bene l’ambiente venatorio e so che molti colleghi non gradirebbero ciò che sto per dire. Tuttavia, sento il dovere morale di farlo. Tacere sarebbe tradire la montagna, gli animali e la verità.

Vorrei portare alla vostra attenzione una serie di comportamenti che, sommati, stanno distruggendo l’etica della caccia e la credibilità di chi ancora la vive con rispetto. È anche per colpa di queste pratiche che veniamo dipinti come “quelli che uccidono gli animali”, “quelli che portano le specie all’estinzione”. Ma la realtà è più complessa, e soprattutto più scomoda.

Fin dagli albori dell’umanità, caccia e pesca sono state strumenti di sopravvivenza. Senza di esse, l’uomo non avrebbe potuto vivere in territori ostili o superare periodi di scarsità. Oggi la caccia non è più una necessità, ma una passione. Eppure conserva un ruolo importante: contribuire al controllo delle popolazioni selvatiche, in un contesto in cui i grandi predatori non sono più presenti in modo significativo sulle nostre montagne.

Ed è proprio qui che nasce il problema. Quando vengono effettuati i conteggi dei capi — cervi, caprioli, cinghiali, uccelli — molti cacciatori falsano i dati. Molti non dichiarano ciò che prelevano. Molti non rispettano le norme. Il bosco diventa un conto in banca da cui prelevare a piacimento tutto ciò che può portare guadagno.

Sì, sto parlando di bracconaggio. Di regolamenti ignorati. Di un sistema che, così, perde ogni credibilità.

Perché quando si bara sui numeri, quando si preleva senza criterio, quando si mette il profitto davanti alla gestione, allora ogni principio della caccia responsabile perde valore e significato.

Oggi tutti puntano il dito contro il lupo, accusandolo di aver ridotto ai minimi i caprioli. Ma la realtà, almeno sulle nostre montagne, è un’altra. In Grigna ci sono stambecchi talmente vecchi, e con un ricambio genetico così scarso, che gli accoppiamenti tra individui imparentati stanno generando animali con evidenti problemi. Un occhio esperto lo vede subito: sono animali segnati dalla consanguineità.

Nel frattempo, la stragrande maggioranza dei bracconieri continua a colpire caprioli, cervi, cinghiali e persino uccelli ricercati per particolari tipi di piume. È questo, oggi, il vero problema. Non il lupo.

Scrivo questa lettera perché amo la montagna, la fauna e la verità. Scrivo perché credo che la caccia, se fatta con etica, possa avere un senso. Ma se continuiamo così, perderemo tutto: credibilità, rispetto, e soprattutto l’equilibrio naturale che diciamo di voler proteggere.

Vi chiedo soltanto di dare voce a queste parole.
Non per me, ma per ciò che resta della nostra dignità.

[Lettera firmata]