La prima pagina della sacra scrittura che ci viene donata in questo nuovo anno non contiene raccomandazioni , suggerimenti, richieste, condanne, divieti. Contiene una bellissima benedizione. Dio dice bene dei suoi figli e delle sue figlie. Iniziamo il nuovo anno con una parola di benedizione. E’ una sorta di commovente augurio: che abiti davvero in noi la certezza che Dio ama e benedice i suoi figli. Questa certezza non dovrà mai abbandonarci anche quando ascolteremo da Lui parole diverse, magari anche parole di rimprovero. Come sarà quest’anno non possiamo saperlo, lo iniziamo però avvolti dalla certezza che Dio ci considererà sempre e comunque suoi figli.
Alla parola benedizione noi leghiamo sempre la parola benefici. Una vita benedetta per noi è la vita nel benessere, nella serenità, avvolta dalla fortuna. La benedizione è innanzitutto uno sguardo d’amore gratuito di un padre verso un figlio, uno sguardo che non viene e non verrà mai meno qualsiasi cosa possa compiere il figlio. Benedizione è condivisione di una fatica, di una prova, di un dolore, di tante lacrime. La parola ci dice che Dio condivide, con-patisce, sopporta e supporta, è afflitto e ci è vicino: questa è benedizione.
Nel Vangelo si parla del rito della circoncisione cui è legato quello della imposizione del nome. Un segno di alleanza nella carne e la scelta di un nome che indica a volte un dono prezioso ricevuto, una risposta di gratitudine a Dio e alla vita, oppure una vocazione. Il nome è Gesù: Dio salva!
La sua vocazione sarà quella di offrire agli uomini la verità di Dio. Dio salva, Dio vuole salvare! Dio non si rassegna alle nostre infedeltà, ai nostri ritardi, alle nostre fughe. Dio vuole salvarci. Ciò che Gesù compie e propone, ciò che Gesù dice è PER la nostra salvezza.
Possiamo vivere un inizio di anno nuovo immaginando che Dio ci voglia, con grande confidenza e stima, regalare tre nomi nuovi, osiamo anche pensare a tre soprannomi: uno che esprima la sua stima nei nostri confronti, uno che esalti un dono che riconosciamo ci appartenga, uno che esprima una vocazione a un preciso impegno che potremmo vivere personalmente, in accordo con i desideri e i sogni di Dio.
Nella seconda lettura Dio ci affida un desiderio che diventa responsabilità. Il desiderio: avere gli stessi sentimenti di Gesù, assomigliare in tutto e per tutto a lui che dona salvezza, dona vita nella scelta di essere servo di tutti. La responsabilità che ci affida è proprio quella di custodire vivo, luminoso in noi questo desiderio cercando di vigilare sulle tentazioni dell’avere, del potere e dell’apparire. La responsabilità è quella di essere docili all’azione dello Spirito Santo che in ogni occasione opportuna e inopportuna (direbbe S.Paolo) ci permette di diventare simili a Gesù.
Cammineremo per un altro anno meditando e custodendo nel nostro cuore parole di Vangelo per riuscire a incarnarle nella nostra vita, come ci sarà possibile cercheremo di alimentare il desiderio di poter dire sempre di più: non sono più io che vico ma è Cristo che vive in me.
Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo







