È una sera tranquilla, una di quelle che sembrano un premio dopo la settimana. Io, mia moglie, i bambini: una pizza, qualche risata, la sensazione semplice di avercela meritata. Torniamo a casa leggeri, con quella stanchezza buona che ti fa desiderare solo il calore del tuo nido.
Ma appena apro la porta, il calore non c’è. Al suo posto, un’aria gelida che taglia. “Avrò lasciato una finestra aperta”, penso. Poi le urla di mia moglie dalla camera da letto mi attraversano come un coltello. Corro. I bambini dietro di me.
Armadi spalancati. Cassetti svuotati. La nostra intimità rovesciata sul pavimento. Il luogo dove ci sentivamo al sicuro non lo è più. Qualcuno è entrato. Qualcuno ha toccato le nostre cose, ha frugato nella nostra vita, ha portato via i risparmi delle vacanze, gli orologi delle feste, i gioielli del nostro matrimonio.
Dentro urlo. Fuori cerco di restare fermo, perché mia moglie mi guarda con gli occhi di chi non riconosce più la propria casa. La paura le è entrata addosso come il freddo. E so già che le notti che verranno saranno lunghe, piene di rumori che non esistono e di rumori che sembrano troppo veri. Ogni scricchiolio sarà una chiamata. Ogni ombra un dubbio.
Non siamo più al sicuro. E questo è il furto più grande.
Lettera firmata, Primaluna
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*Foto in copertina credit blog-produzione-652761084.eu-west







