SANT’ANTONIO, A PARLASCO FESTA E CULTURA SABATO 17 GENNAIO

PARLASCO – Le feste patronali, a partire da quella di S. Antonio Abate che anche a Parlasco si festeggerà sabato 17 gennaio, sono da molto tempo le feste principali e non solo religiose di tutta una comunità.

Quest’anno, la ricorrenza sarà accompagnata da un evento culturale organizzato dal Comune di Parlasco in collaborazione con L’Università della Terza Età della Valsassina, nella sala convegno “La vecchia Latteria” e condotto dallo storico esinese Valerio Ricciardelli, presidente dell’Associazione Culturale quaderni di storia Esinese e nostro autorevole columnist, di cui anticipiamo la sua presentazione.

Intrecci storici a Prato Solaro di Parlasco da raccontare in occasione della festa di S. Antonio Abate
di Valerio Ricciardelli

Le feste patronali sono anche le occasioni per ricordare e raccontare il passato, quindi la memoria storica delle comunità e delle genti, estratta e fatta rivivere dalla consultazione e dallo studio delle vecchie carte degli archivi, anche per fare ordine alle inesattezze che spesso si tramandano solo con le testimonianze orali.

Sullo sfondo il culto di S. Antonio, quello che era un monaco eremita egiziano del III secolo che si convertì al cristianesimo quando la religione dell’Impero Romano era ancora quella pagana, e che si introdusse in Europa solo verso l’anno 1070. Già nel XIII secolo, nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero, si ha evidenza che a Parlasco esistesse un oratorio intitolato a S. Antonio Abate.

Antonio diventa uno dei primi santi ed uno dei più importanti perché egli era noto come taumaturgo e quindi, essendo la battaglia contro le malattie e le epidemie un obiettivo di bene comune, era consuetudine che tutta la comunità, concorresse all’edificazione e al mantenimento del luogo di culto dove pregare e intercedere i santi protettori capaci di guarire le malattie. A questo, si aggiunse poi il potere di S. Antonio di vincere anche il fuoco in una realtà dove le case erano fatte di legno e paglia, e successivamente il potere di proteggere gli animali, dove questi erano garanzia di sopravvivenza, oltre che fondamentale fonte di energia e principale mezzo di trasporto, che rendeva il Santo centrale nel mondo contadino e non solo. La benedizione degli animali, che ancor oggi si ripete, era una delle feste cardinali dell’anno e in un certo senso anche una festa per gli animali, dato che in quel giorno erano esentati dal lavorare.

Ma c’è di più. Anche a Parlasco, come a Esino Superiore, il culto di S. Antonio Abate si intreccia con quello di S. Antonio di Padova, quest’ultimo un francescano vissuto mille anni dopo il taumaturgo. Per questo secondo Santo abbiamo certezza che la provenienza del culto in Valle sia originata dalle numerose migrazioni dei fabbri locali a Venezia, a partire dal XVI secolo.

Parlasco, e ancor di più Prato Solaro, il panoramico balcone che guarda verso Taceno, è anche luogo di incontro e di tanti intrecci storici di alcune importanti famiglie del territorio che hanno contribuito a fare la storia della comunità locale e limitrofe.

E di questo bisogna raccontare, anche per aggiungere un ulteriore tassello alla pubblicazione: Storia e genealogia dei Maglia (Maia) da Sordevolo alla Val d’Esino- Edizioni Quaderni di storia Esinese.

Infatti, a Prato Solaro, alla fine del Seicento, scese da Esino Superiore e si insediò un ramo dei Maglia originari di Sordevolo (Biella) che erano giunti nelle terre lariane di Gittana e di Esino nella metà del Cinquecento. Da quel ramo, che ebbe il loro quartier generale a Prato Solaro per oltre un secolo, discesero poi i Maglia Valsassinesi a partire da quelli di Taceno e i Maglia della Val d’Intelvi che si insediarono dapprima a Schignano e successivamente a Scaria.

Interessante anche, con vari aneddoti, l’intreccio con i Fondra, proprietari delle Terme di Tartavalle e con i sacerdoti don Tranquillino e don Clemente, rispettivamente parroco e coadiutore a Esino per ben 30 anni.  

Ma l’intreccio tra la comunità di Parlasco e quella di Esino Superiore non si limita ai Maglia. Lo troviamo anche con i Bertarini del ramo Penna, e ancor di più con i Bertarini del ramo detto dei Maddalena, dove il soprannome che origina nella prima metà del Seicento proviene dalla figlia Maddalena di Marcella Baroverio di Orazio, la famiglia più antica e nobile di Parlasco, e di un Battista Bertarini, data in sposa nel 1633 a Hieronimo Bertarini dell’antica casata dei Betuzi.

Gli intrecci sono tanti e molto spesso sono funzionali e anche la via migliore per leggere e interpretare la memoria storica, che in qualche modo riguarda tutti: ci aiuta a riappropriarci del nostro passato e a confrontarci con le nostre eredità, tanto quelle che noi lasciamo a noi stessi e ad altri nel corso della nostra vita, quanto quelle che altri hanno lasciato a noi.

RedCult