Villeggianti ed ecofantasmi in Valsassina. L’occasione mancata del turismo



Una bella valle verde, ammirata da tanti turisti, terra di passaggio dalla Valtellina al lago, dal Canton Grigioni alla valle del Bitto salendo per Esino e le pendici della Grigna. Un territorio che è passato molte volte di mano, una terra strategica che ha goduto dei vantaggi della sua posizione ma che, il più delle volte, non ha saputo cogliere al meglio le occasioni che le si sono presentate.

Dal boom del turismo della prima parte del secolo scorso fino alla chiusura dei Grand Hotel all’inizio degli anni novanta la Valsassina ha mangiato solo una piccola fetta del frutto del successo nel campo "vacanziero", mentre le bucce rimangono tra le sue montagne, bucce fatte di cemento armato senza scrupoli che lascia cicatrici che solo il buon senso nel costruire può guarire.
Si fa molto parlare di turismo, nelle assemblee, ai consigli comunali ma anche ad ogni campagna elettorale quando le spesso inutili parole del candidato di rito vanno esaurendosi il turismo è un argomento su cui è facile fare promesse da marinaio accettando immediatamente scontati consensi all’unisono.

Il fatto che la nostra valle attiri turisti è palese, basti pensare all’Altopiano con tutti i suoi alberghi e ville meravigliose, lo sci in Alta Valle e nel comprensorio di Bobbio-Valtorta. La Grigna ogni anno è scalata da migliaia di appassionata che per raggiungerla toccano tutte le località montane dai Resinelli al Cainallo; i ricordi più lontani parlano di grande afflusso alle Terme di Tartavalle, all’indimenticato rifugio Albiga, parlano di colonie estive a Ballabio, Cortenova, Cremeno e Vendrogno e di tutte quelle località che negli anni hanno, ognuna con il suo particolare contributo, portato avanti l’industria del turismo in tutta la valle, senza esclusione o campanilismi inutili.

Fino a metà del secolo scorso tutto pareva andare per il meglio fino a quando il grande meccanismo turistico si è inceppato, qualcosa si è rotto e forse grazie alla concorrenza o per colpe del tutto locali la macchina del turismo si è fermata o per lo meno ha rallentato talmente tanto da farsi superare. Nonostante un buon numero di turisti i grand hotel hanno iniziato a chiudere, così come le Terme di Tartavalle ormai lontano ricordo dello splendore che furono. Negli anni di maggior successo per incentivare il turismo alcuni imprenditori locali hanno ben pensato non di tutelare le bellezze che madre natura ha donato loro ma di speculare, costruendo senza criterio per dare più alloggi ai potenziali turisti che invece, una volta tornati sulle loro amate montagne, vedendo palazzoni, condomini o addirittura grattacieli hanno ben pensato di allontanarsi dalla Valle e di passare sempre meno tempo in Valsassina.

Ad aggravare la già precaria funzionalità del meccanismo è arrivato il boom del cemento; la Valle si è riempita di costruzioni: snobbate le seconde case che rimangono chiuse ancora oggi mentre nascono come funghi abitazioni e villette che svendono la Valsassina come casse di arance, dove purtroppo nascosta dietro proposte allettanti si cela quella marcia. Oggi molti politici parlano ancora della Valle turistica come nel secolo scorso ma fanno poco o nulla per farla rinascere, ogni anno nascono nuove aree che cancellano per sempre zone verdi e nessuno parla mai di ciò che si potrebbe e dovrebbe salvare.

Se davvero vogliamo investire sul turismo in questo momento di crisi dobbiamo pensare al prodotto che offriamo. Ma forse questo ai valsassinesi non interessa, forse viviamo in una valle fatta solo di flange e ditte dove le giornate sono scandite soltanto dai colpi dei magli che fanno tremare le case, dove le strade sono intasate dai camion…

Davvero tutti quei turisti si sbagliano? Persino Leonardo Da Vinci quando descrisse la fantastica Valsassina si sbagliava?

 

 




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