Acqua, Introbio chiede alla Provincia 150mila € incassati dalla Norda



Sì, parliamo ancora di acqua a Introbio, con protagonisti Comune, Provincia e Norda. Ma stavolta non è a proposito del nuovo acquedotto che partirà dal Lago di Sasso in Val Biandino, ma per una questione diversa eppure altrettanto interessante. Nessuno (o quasi) sa infatti che da tempo la grande azienda con sede a Primaluna paga dei canoni – anche piuttosto rilevanti – che derivano dalle concessioni per le acque minerali. E sono costi di due tipi diversi: canoni cosiddetti "superficiari" (in base quindi alle aree interessate dalle captazioni) e in proporzione all’imbottigliato (un tot per ogni litro messo in bottiglia dalla Norda, e si parla di milioni e milioni di litri).

Alla fine, escono cifre davvero rilevanti; una parte dei costi di produzione dipende insomma da dove viene presa l’acqua. Ovvero dai territori valsassinesi di Introbio e in misura minore di Primaluna. Conti alla mano, per il solo 2009 si tratta di quasi 150mila euro, così divisi:

€ 125.998,19 per imbottigliato
€  23.410,84 per canoni superficiari
€ 149.409,03 TOTALI

Questi soldi, pagati dalla Norda, sono finiti nelle casse della Provincia di Lecco. E solo per il 2009. Il flusso, una sorta di "bolletta" che l’azienda di Primaluna paga regolarmente da tempo, inizia nel lontano 2001. Allora i canoni arrivavano direttamente alla Regione Lombardia che però dal 2006, con una specifica direttiva, ha "girato" questa competenza alle amministrazioni provinciali. Dunque da qualche anno è Villa Locatelli a incassare. In quest’ultimo periodo a quanto si apprende i canoni della Norda sono stati impiegati dalla Provincia a favore del depuratore di Taceno, un po’ distante dalle sorgenti di origine. Adesso però è cambiato qualcosa: nel corso della realizzazione della VAS (Valutazione Ambientale Strategica) in funzione del nuovo PGT di Introbio, sono emersi i dati sulle concessioni, gli stessi che hanno fatto venire a conoscenza del Comune di Introbio l’esistenza dei famosi canoni.

"Ma come" – dev’essersi detto qualcuno a Villa Migliavacca, sede del municipio introbiese – "girano soldi originati dalle acque della Val Biandino e a noi non spetta nulla?". Da lì, ecco tutto un carteggio con la Provincia iniziato un paio di mesi fa e ancora in corso. Il 22 aprile il sindaco Rupani chiede alla giunta Nava "l’utilizzo dei fondi versati e versandi dalla Norda per interventi da effettuarsi all’interno del bacino idrominerario in località Val Biandino".

Venti giorni dopo arriva la risposta dell’assessorato provinciale guidato da Fabio Dadati. Che precisa come i famosi canoni siano utilizzati secondo direttiva regionale "o direttamente dalla Provincia oppure mediante bandi o regolamenti o programmi aperti ai Comuni interessati, per interventi fondamentalmente rivolti alla difesa attiva dei bacini idrominerali e termali". Dadati assicura che la Provincia effettuerà indagini e verifiche, quindi predisporrà bando e relativo regolamento per la presentazione e valutazione di progetti, con finanziamenti che comunque potranno coprire al massimo il 70% dell’importo totale del progetto.
 
Nei giorni scorsi, Introbio ha chiesto un incontro a Dadati per approfondire la vicenda e a breve dovrebbe esserci un primo abboccamento tra i rispettivi tecnici. Da notare che la vicenda riguarda non solo il comune introbiese ma anche quello di Primaluna, giacchè la cifra di cui sopra (i quasi 150mila euro) interessa parzialmente anche l’amministrazione guidata da Mauro Artusi – che potrebbe rientrare nei progetti per circa un terzo del totale.

Al di là della possibile risoluzione della questione, all’osservatore esterno rimane qualche dubbio: ad esempio, come mai fino ad oggi nessuno tra gli amministratori dei paesi del centro Valle si è preso la briga di chiedere conto di un flusso di soldi piuttosto ingente, che dura da anni e anni e potrebbe dare respiro – pur se a fronte di progetti specifici – alle casse dei comuni in cui sgorga l’acqua imbottigliata dalla Norda? Possibile che nessuno, tra Introbio e Primaluna, sapesse dell’esistenza di questa direttiva regionale? Eppure l’azienda paga dal 2001…

Infine, ma è tutto da verificare, ci sarebbe anche un terzo paese interessato e a oggi fuori da qualsiasi vantaggio derivante dai famosi canoni: Pasturo. Ne parleremo nei prossimi giorni.
 

 




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