SPECIALE/Il ”Grattacieli” di Primaluna ritrovato nel lontano Uruguay



Nel sud del mondo, a Montevideo, capitale dell’Uruguay, vive una nutrita comunitá di immigranti italiani. Molti di loro sono arrivati dalla Valsassina tantissimi anni fa. Percorrendo le strade della città, si notano segni evidenti di italianità, dai menù nei ristoranti che offrono ravioli o polenta taragna, alle bancarelle con specialità dolciarie come amaretti di mandorla o torroni.

Basta avvicinarsi al citofono di un qualsiasi edificio del centro per capire quanto grande sia l’influenza italiana nel paese, una miscellanea di cognomi tra spagnoli e italiani lasciano intravedere con chiarezza la storia di un paese che basa proprio il suo passato sull’immigrazione.

Benedetti, Tantardini, Acquistapace, Pomi, Manzoni, Paroli, Melesi, sono tra i cognomi più gettonati in città, tutti discendenti di emigranti valsassinesi che nei primi anni del secolo scorso avevano fatto le valigie per tentare la fortuna nella "terra promessa". 

Tutti hanno un ricordo, dal nonno, dal padre, dallo zio…. storie confuse, con tanto di veritiero o molto di inventato, di sentito dire, per aver letto o aver ascoltato.

Alcuni conservano ricordi, custoditi in vecchie cassapanche o bauli come cimeli di guerra, come eredità intellettuale o addirittura fisica di qualche vecchio valsassinese arrivato in Uruguay quasi cent’anni fa.

In visita ad uno dei tanti discendenti di valsassinesi residenti a Montevideo, abbiamo trovato un tesoro, un’opera d’arte appesa ad un muro nella sala del figlio di un migrante nato a Primaluna nei primi del 900.

"Mio papa era il Tromba, figlio di Francesco Manzoni" ci dice Francisco, figlio di Ambrogio Manzoni, primalunense (anzi, dai documenti che ci fa vedere, era addirittura "pessinese" perché all’arrivo a Montevideo dichiarò di essere nato a Pessina, Primaluna in Provincia di Como) "é arrivato in Uruguay nel 1926 e qui é rimasto"

La storia di questo "Tromba" montevideano assomiglia a molte altre storie di valsassinesi in Uruguay, arrivati per cercar fortuna e rimasti per sempre in queste terre.

I ricordi di Francisco sono tanti, parla di vecchie abitudini, di incontri di suo padre con altri valsassinesi, di domeniche di polenta taragna, vino e alcune lacrime, canti di montagna in mezzo alla cittá, cappelli da Alpini e zaini del militari usati per andare a lavorare nei cantieri e tante altre cose.

Ma la sorpresa arriva quando, spostandoci dalla cucina in sala, ci fa vedere un quadro fatto a mano con la cornice ancora originale, in cui viene rappresentato un pezzo di storia valsassinese. Lui parla della "casa di mio padre, venduta per poche lire" ma nessuno sa se sia vero, quello che è certo sono le immagini li raffigurate: il famoso palazzo Grattacieli di Primaluna, ancora in piedi e identico a quello disegnato nel quadro.

"Signor Melesi Giuseppe, Erme Ripa 1948, Valsassina estate, I grattacieli, Primaluna" queste le scritte dietro all’opera che testimoniano la sua origine; la cosa sorprendente é che il dipinto rappresenta fedelmente il vecchio edificio di legno del paese valsassinese in ogni singolo dettaglio.

Prima di andare salutiamo Francisco, che ci racconta ancora storie di immigranti; emozionato e commosso ci saluta e ci augura buon ritorno, aggiungendo con la voce spezzata: "Quando tornate in Valsassina, fermatevi un momento davanti al Grattacieli e ricordatevi che anche qui a migliaia di chilometri di distanza, c’é un pezzettino della vostra bellissima Valle"
 

Il quadro raffigurante il Grattacieli

 

La foto dell’edificio

 

Le scritte dietro il quadro

 

 

 




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