La Valsassina e la crisi: come stanno le cose?



"Staremo a vedere cosa succede dopo le ferie" erano state le affermazioni dei sindacati, "la situazione non è chiara, vedremo cosa succederà a settembre" le voci che arrivavano dagli imprenditori. Siamo a settembre, i cancelli degli stabilimenti si sono riaperti non senza sorprese, come la richiesta di cassa integrazione di parte di una delle più importanti realtà valsassinesi come la Proferall di Bindo di Cortenova

Al riguardo, abbiamo sentito i sindacati che hanno confermato la richiesta ufficiale dell’azienda di tredici settimane di cassa integrazione a zero ore per tutti i dipendenti, ma ad oggi, (10 settembre n.d.r.) nessun lavoratore è stato lasciato a casa.
 
Secondo le stesse fonti sindacali, la situazione in Valle starebbe dando dei piccoli segnali di ripresa, almeno per quanto riguarda l’occupazione e la cassa integrazione.
 
Non sono aumentate le richieste di cassa (a parte ovviamente il caso Proferall), ma non sono ne anche diminuite, non ci sono richieste di cassa straordinaria e gli ordinativi, pur di poco, sarebbero cresciuti.
 
"La strada è lunga" avevano detto ad inizio 2010 gli industriali e i sindacati, oltre ai politici, a livello nazionale, e continua ad esserlo anche in Valsassina dopo che sono passati nove mesi.
 
Situazione confusa dunque, alcune aziende stanno addirittura assumendo, altre dello stesso settore (sia questo metalmeccanico o alimentare) hanno alcuni dipendenti in cassa. Tutti si aspettano un segnale di 

ripresa, una luce che faccia finalmente uscire dal tunnel l’economia nazionale e ovviamente quella locale.
 
Tornando alla vicenda Proferall, le fonti sindacali da noi consultate hanno detto che la situazione che si è venuta a creare nell’azienda niente ha che vedere con la crisi vera e propria, "Si tratta di una questione di spostamenti di pagamenti dei clienti, situazione che crea non pochi problemi ai titolari che si trovano a dover preparare degli ordini che riscuoteranno non subito" commenta uno dei sindacalisti interpellati, "dunque, per tutelarsi, i titolari hanno deciso di chiedere, in  maniera preventiva, la cassa per poter, nel caso di bisogno, farne uso per brevi periodi".
 
Insomma nel caso della dita di Bindo, non si tratta della tradizionale crisi per assenza di commesse, anzi: la ditta godrebbe di buona salute, ma lo scarto temporale con i clienti creerebbe questi problemi.
 
"Gli stipendi sono assicurati", confermano le fonti sindacali, "in nessun momento si è parlato della possibilità che i lavoratori smettessero di riscuotere le loro paghe".
 
Crisi o non crisi, quello che è chiaro è la mancanza di informazione, la confusione al momento di capire le vere situazioni aziendali, sicuramente ne anche gli imprenditori hanno chiaro come sarà il futuro, ma rimaniamo attaccati ai lievi segnali di speranza che dopo la riapertura delle fabbriche si iniziano a vedere.
 
 
 
 

 




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